La calvizie, cos’è e chi colpisce

logoL’alopecia androgenetica, detta calvizie o caduta dei capelli, è un problema che affligge circa il 70% degli uomini e il 40% delle donne; si manifesta con un progressivo diradamento dei capelli sulla testa. Può essere dovuta a fattori genetici o ambientali, all’invecchiamento e a patologie come l’ipotiroidismo e la sindrome di Cushing.

E’ definita “androgenetica” perché è dovuta a due fattori: il corredo genetico del singolo e l’influenza degli ormoni androgeni, presenti soprattutto nel maschio. La calvizie non è considerata una malattia, a meno che non sia il risultato di un processo patologico; si tratta più di un inestetismo, che da decenni uomini e donne cercano di combattere con diversi e numerosi approcci. Prima dell’era della medicina rigenerativa, le opzioni per trattare la calvizie erano poche e non risolutive.

Le classiche terapie per la calvizie

Per curare l’alopecia androgenetica le terapie più utilizzate sono quelle farmacologiche, a base di minoxidil e finasteride. Il minoxidil è un farmaco vasodilatatore ad uso topico, storicamente utilizzato come ipertensivo, che riduce o blocca la caduta dei capelli, favorendone la ricrescita temporanea.

La finasteride è l’unica molecola attualmente approvata dalla FDA per il trattamento dell’alopecia: questo farmaco blocca l’azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi aumentando il testosterone plasmatico, ma il suo uso è gravato da pesanti effetti collaterali.

Una terapia non farmacologica ampiamente utilizzata è il trapianto di capelli, che però non rappresenta una vera cura della calvizie, ma piuttosto la risoluzione del suo sintomo più evidente. L’autotrapianto, quindi, può rappresentare una soluzione temporanea, che però non elimina il problema e tanto meno ne impedisce la progressione.

Nuove terapie: cellule staminali contro la caduta dei capelli

Il Sanford-Burnham Medical Research Institute, istituto di ricerca statunitense, dopo una lunga ricerca è riuscito a far crescere i capelli attraverso l’innesto di cellule staminali. Attualmente questa ricerca di medicina rigenerativa ha avuto successo sui topi da laboratorio ma è prevedibile che l’innovativo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One, sia destinato ad aprire molte porte per quanto riguarda la cura della calvizie dell’essere umano.

La procedura prevede che le cellule staminali pluripotenti umane adulte vengano trans-differenziate in cellule della papilla dermica, capaci di creare follicoli piliferi e quindi di formare capelli, regolandone correttamente la crescita. Le staminali vengono prelevate dal paziente con un semplice prelievo di sangue.

La fonte di cellule staminali è praticamente illimitata in quanto le cellule vengono “coltivate” in colture in laboratorio, quindi la loro disponibilità non è soggetta allo stesso limite numerico dei follicoli piliferi trapiantati. La terapia non è invasiva, non presenza controindicazioni dovute all’età o alla gravidanza, non è dolorosa, è molto rapida e si basa su evidenze scientifiche riconosciute universalmente.

Il passo verso la sperimentazione umana è breve: mancano solo i finanziatori che forniscano i fondi per l’avanzamento da ricerca sperimentale a studio clinico vero e proprio. Visto l’impatto che la calvizie androgenetica ha sulla nostra società, è prevedibile che non sarà difficile trovare società interessate.