Interventi dentali, quali le anestesie praticate

Nel corso degli anni, ad un individuo può capitare di dover far ricorso ad uno studio dentistico a Roma o di qualsiasi altra località, in caso di problemi ai denti o al cavo orale. Infatti, un’alimentazione non corretta o fatta di molti zuccheri, uno sviluppo irregolare dell’apparato dentale o un’errata igiene orale sono tutte cause che possono portare ad un intervento obbligato da parte del dentista. Tuttavia, vi possono essere persone che hanno timore di questi, in quanto temono di sentire eccessivo dolore durante un eventuale intervento dentale, oppure alcuni addirittura hanno acquisito, a causa di precedenti esperienza negative, una sorta di fobia verso questa figura. Al giorno d’oggi, proprio per far fronte a tali situazioni, vengono utilizzati diversi tipi di anestesia, che permettono al paziente di non sentire dolore durante un intervento e al dentista di intervenire senza problemi.

Perfrigerazione e anestesie locali

Perfrigerazione: consiste nel raffreddamento della parte che si intende far diventare insensibile, grazie a delle sostanze, come il cloruro di etile, che, evaporando, fanno ridurre la temperatura dei tessuti verso cui sono indirizzate. Questa tecnica si utilizza in genere per interventi di breve durata e su tessuti molli; – Anestesia topica: è l’applicazione di una sostanza anestetica, come ad esempio la lidocaina, che rende la mucosa orale meno sensibile. Si utilizza, sotto forma di spray o gel liquido, come sostanza sedativa per rendere meno dolorosa l’iniezione anestetica vera e propria; – Anestesia locale plessica: consiste nel somministrare un anestetico nei pressi del dente su cui si deve operare, al di sotto della mucosa orale. Di solito, si usa per i denti superiori della bocca, maggiormente permeabili alla sostanza, per renderne i nervi meno sensibili; – Anestesia locale tronculare: simile alla tecnica precedente, tuttavia questa si utilizza per aree particolari, attraversate da nervi che rendono sensibili ampie zone della bocca, tra cui vari denti e tessuti molli. Spesso si usa per i denti inferiori, meno permeabili ad anestesie di tipo plessico; – Anestesia intraligamentosa: consiste nell’iniettare l’anestetico in un legamento parodontale in maniera diretta e attraverso particolari siringhe. Questa tecnica, adoperata per estrazioni semplici, offre il vantaggio di essere precisa (infatti anestetizza solo un dente), tuttavia può provocare qualche fastidio;

Sedazione cosciente e anestesia totale

Sedazione cosciente: pratica consistente nell’uso di un gas (protossido di azoto) che riduce l’ansia ed incrementa la soglia del dolore nel paziente. Abbinata ad un’anestesia totale, viene utilizzata di solito con soggetti altamente problematici e per interventi di lunga durata e complessità, in cui il dentista deve operare con assoluta tranquillità e precisione; – Anestesia totale: utilizzata in ambienti ospedalieri e per interventi altamente complessi, necessita dell’assistenza dell’anestesista e di diverse attrezzature per il controllo delle funzioni fondamentali del paziente.