Category: Salute

Interventi dentali, quali le anestesie praticate

Nel corso degli anni, ad un individuo può capitare di dover far ricorso ad uno studio dentistico a Roma o di qualsiasi altra località, in caso di problemi ai denti o al cavo orale. Infatti, un’alimentazione non corretta o fatta di molti zuccheri, uno sviluppo irregolare dell’apparato dentale o un’errata igiene orale sono tutte cause che possono portare ad un intervento obbligato da parte del dentista. Tuttavia, vi possono essere persone che hanno timore di questi, in quanto temono di sentire eccessivo dolore durante un eventuale intervento dentale, oppure alcuni addirittura hanno acquisito, a causa di precedenti esperienza negative, una sorta di fobia verso questa figura. Al giorno d’oggi, proprio per far fronte a tali situazioni, vengono utilizzati diversi tipi di anestesia, che permettono al paziente di non sentire dolore durante un intervento e al dentista di intervenire senza problemi.

Perfrigerazione e anestesie locali

Perfrigerazione: consiste nel raffreddamento della parte che si intende far diventare insensibile, grazie a delle sostanze, come il cloruro di etile, che, evaporando, fanno ridurre la temperatura dei tessuti verso cui sono indirizzate. Questa tecnica si utilizza in genere per interventi di breve durata e su tessuti molli; – Anestesia topica: è l’applicazione di una sostanza anestetica, come ad esempio la lidocaina, che rende la mucosa orale meno sensibile. Si utilizza, sotto forma di spray o gel liquido, come sostanza sedativa per rendere meno dolorosa l’iniezione anestetica vera e propria; – Anestesia locale plessica: consiste nel somministrare un anestetico nei pressi del dente su cui si deve operare, al di sotto della mucosa orale. Di solito, si usa per i denti superiori della bocca, maggiormente permeabili alla sostanza, per renderne i nervi meno sensibili; – Anestesia locale tronculare: simile alla tecnica precedente, tuttavia questa si utilizza per aree particolari, attraversate da nervi che rendono sensibili ampie zone della bocca, tra cui vari denti e tessuti molli. Spesso si usa per i denti inferiori, meno permeabili ad anestesie di tipo plessico; – Anestesia intraligamentosa: consiste nell’iniettare l’anestetico in un legamento parodontale in maniera diretta e attraverso particolari siringhe. Questa tecnica, adoperata per estrazioni semplici, offre il vantaggio di essere precisa (infatti anestetizza solo un dente), tuttavia può provocare qualche fastidio;

Sedazione cosciente e anestesia totale

Sedazione cosciente: pratica consistente nell’uso di un gas (protossido di azoto) che riduce l’ansia ed incrementa la soglia del dolore nel paziente. Abbinata ad un’anestesia totale, viene utilizzata di solito con soggetti altamente problematici e per interventi di lunga durata e complessità, in cui il dentista deve operare con assoluta tranquillità e precisione; – Anestesia totale: utilizzata in ambienti ospedalieri e per interventi altamente complessi, necessita dell’assistenza dell’anestesista e di diverse attrezzature per il controllo delle funzioni fondamentali del paziente.

Curare l’influenza con l’omeopatia

Quando cominciano i primi freddi, l’influenza diventa un pericoloso nemico. Si tratta di una malattia respiratoria, che ha origine virale e che comincia a diffondersi con l’abbassamento delle temperature e l’elevarsi del tasso di umidità. E’ molto contagiosa perché si diffonde per via aerea, attraverso le goccioline di saliva che si disperdono nell’aria.
I sintomi influenzali sono molto precisi e tra essi c’è senza dubbio la febbre, che può presentarsi in forma lieve o elevata.
La fase acuta dura di solito tra i tre e i quattro giorni, in cui il malato soffre di brividi, raffreddore, dolori muscolari, mal di gola e, in alcuni casi, anche sintomi a carico dell’apparato gastro intestinale, quali diarrea, nausea e vomito.

La principale cura per l’influenza è il riposo, ma l’omeopatia può fornire dei validi aiuti per rimettersi in modo naturale. A tal proposito la Dottoressa Anna Artuso dello Studio Omeopatico di Verona ci illustra come curare l’influenza con l’omeopatia
I rimedi più adatti si scelgono caso per caso, a seconda del paziente e della tipologia di influenza che si è contratta, non tutti infatti sono adatti per ogni tipo di caso.
L’aconitum napellum, per esempio, è ottimo per le sindromi acute, che si manifestano improvvisamente, senza sintomi preliminari. Di solito si contraggono per via dell’esposizione al vento freddo e sono caratterizzate da un acuto aumento della temperatura, magari nelle ore serali. Il paziente in questi casi soffre anche di stati d’ansia, dovuti proprio ai sintomi così acuti e in questo il rimedio può essere di grande aiuto.

La Belladonna, invece, è perfetta per quando la temperatura è alta ed è presente una abbondante sudorazione. A questo si accompagnano la cefalea e il mal di gola: in questi casi la Belladonna è ancora più efficace.
Un altro rimedio molto utilizzato nel’’omeopatia è l’Eupatorium perfoliatum, che interviene ad alleviare i sintomi quali la febbre e il mal di gola. Aiuta anche l’umore in quanto il malato è spesso abbattuto e triste, visti i fastidi dovuti all’influenza.
La nux vomica si utilizza in pazienti che, nonostante la malattia, continuano a essere iperattivi, preoccupati per scadenze e impegni vari e faticano quindi a riposare per potersi rimettere completamente.

Se i sintomi influenzali sono vaghi e si manifestano per giorni, debilitando il paziente, ma senza mai esplodere in forma acuta, si possono utilizzare:

  • Ferrum phosphoricum: lieve febbre, dolori muscolari, astenia e inoltre otite e sintomi a carico della gola;
  • Gelsominum: spossatezza, sonnolenza, cefalea

Questi sono solo alcuni dei rimedi omeopatici per l’influenza. Vanno comunque tutti assunti a bassa diluizione e non hanno di solito una posologia definita, ma a seconda dell’andamento dei sintomi.

Incontinenza urinaria: cos’è e chi colpisce

Spesso può bastare uno sforzo davvero piccolo per causare la perdita di urina involontaria: una risata, un colpo di tosse, uno starnuto, ecc. Le persone che soffrono di incontinenza urinaria vivono un forte disagio ed imbarazzo, ma quando ciò accade occorre subito parlarne con il proprio medico per fare una diagnosi esatta.

Sono colpite di più le donne

Ad essere colpiti da incontinenza urinaria sono oltre 5 milioni di italiani, ma soprattutto le donne di tutte le età che soffrono di incontinenza da sforzo, che si manifesta quando si viene a creare un indebolimento della muscolatura del pavimento pelvico o dello sfintere uretrale, e basta uno sforzo minimo per scatenare la perdita di urina.
A colpire entrambi i sesso è l’incontinenza da urgenza, legata a una iperattività involontaria del detrusore, muscolo liscio vescicale. E’ frequente nelle persone anziane e scatena il desiderio impellente di urinare, seguito da perdita di urine,più volte al giorno e la notte.
Nell’uomo esiste la forma da rigurgito, che si verifica quando la vescica è troppo piena ed è causata spesso da un adenoma della prostata o da un tumore della prostata, che provocano un ostacolo a livello dell’uretra, impedendo il completo svuotamento della vescica. Uno dei prodotti migliori in commercio studiato per questo problema è Tena for Men.

Cause

Alcuni studi e ricerche sono arrivati alla conclusione che gravidanza e parto aumentino il rischio d’incontinenza urinaria. In tali casi, si verifica un indebolimento dei muscoli e dei legamenti del pavimento pelvico, che causa una condizione chiamata ipermobilità uretrale (l’uretra non si chiude correttamente). L’incontinenza urinaria interessa circa il 20-40% delle donne dopo il parto; il più delle volte è transitoria (scompare spontaneamente nel giro di un mese o poco più).
Può causare l’incontinenza anche il prolasso dell’utero, condizione che si verifica in circa la metà di tutte le donne che hanno partorito.

Menopausa

Durante la menopausa le donne possono soffrire di perdite di urina a causa della diminuzione dei livelli di estrogeni. Ingrossamento della ghiandola prostatica.
Gli uomini possono soffrire di incontinenza urinaria dopo i 40 anni. Uno dei motivi è il tumore alla prostata e alcuni trattamenti medici rivolti alla sua gestione sono associati al disturbo. La radioterapia, ad esempio, può danneggiare o indebolire i muscoli che controllano la minzione.
Sia nelle donne che negli uomini, l’avanzare dell’età provoca un generale indebolimento dei muscoli dello sfintere uretrale e una diminuzione della capacità della vescica.
Alcuni casi di incontinenza urinaria sono temporanei e sono causati dallo stile di vita: alcol, caffè, farmaci, qualsiasi liquido in quantità eccessive può causare una perdita del controllo della vescica. Nello specifico, per quanto riguarda i farmaci, si tratta di diuretici, estrogeni, benzodiazepine, antidepressivi e lassativi. Inoltre, alcune condizioni di salute sono associate al disturbo: diabete, ipertensione, problemi alla schiena, obesità e morbo di Alzheimer. La stitichezza e le infezioni del tratto urinario possono aumentare la necessità di urinare. Anche disturbi come la sclerosi multipla, la spina bifida, la malattia di Parkinson, l’ictus e le lesioni del midollo spinale possono interferire con la funzione nervosa della vescica.

Flogosi: Il nuovo approccio della medicina

Cambia l’approccio della medicina alla flogosi, nome scientifico della più nota infiammazione, come ben evidenzia l’articolo dedicato proprio a questo tema dal portale AlMeglio.it.

Sono sempre più numerose, infatti, le ricerche che lasciano da parte la tendenza a trattare questa patologia come effetto di altre e la considerano, invece, una malattia a sé. Quella da cui, sempre più spesso, scaturiscono le altre. Flogosi, la parola all’esperto Con il termine flogosi si fa riferimento, utilizzando la giusta terminologia scientifica, a un’infiammazione.

Fino a oggi questo “effetto collaterale” era considerato proprio in questo modo e più che curato, spento con qualche anti-infiammatorio. Oggi, invece, stanno nascendo veri e propri dipartimenti dedicati a studiarla e curarla.

In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Humanitas di Rozzano (MI) e docente dell’Humanitas University, ha dichiarato: “Patologie diverse fra loro come infarto, cancro, obesità, diabete, malattie neurodegenerative condividono meccanismi infiammatori.

Nell’obesità, per esempio, la sovrabbondanza di tessuto adiposo invia segnali che disorientano i macrofagi, cellule che di norma orchestrano le funzioni del grasso corporeo e che con l’eccesso di peso iniziano invece a produrre molecole pro-infiammatorie, che sono alla base delle conseguenze negative dei tanti chili di troppo, tumori compresi.

Si tratta di un’infiammazione “a combustione lenta”, di cui non è immediato riconoscere la presenza”. Attenzione al colesterolo I fattori che possono generare un’infiammazione possono essere diversi. tra i grandi nemici della salute c’è, senza dubbio, il colesterolo. Se troppo alto, infatti, il rischio di un’infiammazione generale dei vasi aumenta.

Indispensabile diventa condurre uno stile di vita sano, caratterizzato da attenzione all’attiva motoria e una dieta sana ed equilibrata. Anche i germi, come facilmente prevedibile, sono fattori capaci di generare diverse tipologie di infiammazioni.

Nella moderna società Occidentale, tra l’altro, come evidenzia Sandro Ardizzone, responsabile del reparto di gastroenterologia dell’Asst Fatebenefratelli di Milano, intervistato sempre dal Corriere della Sera: “In parte conta lo stile di vita occidentale che riduce il contatto con i germi durante l’infanzia non consentendo al sistema immunitario di svilupparsi e modulare le sue risposte in modo corretto, facilitando perciò la comparsa di reazioni infiammatorie esagerate o improprie; un ruolo lo gioca poi il microbiota, ovvero i germi che vivono nel nostro intestino.

In questo organo il contatto con elementi che arrivano dall’esterno è continuo e ciò provoca una reazione infiammatoria che di solito è controllata e localizzata; in alcune persone, per motivi non ancora chiari, la risposta diventa esagerata, cronica e quindi patologica”. Infiammazione e invecchiamento L’infiammazione, soprattutto quella intestinale, può diventare – se trascurata – cronica. Questo elemento, oltre a generare costantemente problemi, porta negli anziani anche all’aumento della mortalità in particolare, negli over 65 si registra una crescita della flogosi accompagnata a una più elevata mortalità.

Secondo i ricercatori della McMaster University la causa sarebbe da ricercare nel ruolo svolto dalla flora batterica intestinale.

L’esperimento condotto su alcuni topi, infatti, ha dimostrato che squilibri nella composizione del microbiota, quando si accompagnano all’avanzare dell’età, rendono l’intestino più permeabile, favorendo il progredire dell’infiammazione e minando la buona funzionalità del sistema immunitario. In questo modo l’organismo diventa più fragile e meno autoimmune.

Creme solari: tutto quello che dovete sapere

Quando si decide di trascorrere una vacanza al mare, ma non solo, anche quando si va in montagna, è importante proteggere la pelle dai dannosi raggi solari. Molti si lasciano travolgere dalla frenesia da tintarella, ma i danni che si rischiano vanno ben oltre gli eritemi e le scottature. Per questo motivo, è importante scegliere una crema solare indicata per la propria pelle. In questa breve guida capirai come scegliere la migliore crema solare più adatta alla tua pelle

Raggi solari e protezione

Le radiazioni solari possono essere di diverso tipo, ma quelle più pericolose per noi e la nostra pelle sono i raggi UVA e UVB. I primi sono quelli che penetrano in profondità, raggiungendo il derma, e fanno in modo che si sviluppi la melanina e quindi l’abbronzatura. Si tratta però di raggi che possono danneggiare la pelle, non nell’immediato, ma anche dopo anni. I raggi UVB invece sono quelli responsabili delle scottature e degli eritemi solari. I raggi UVB sono più pericolosi di quelli UVA, nonostante siano importanti anche per lo sviluppo di Vitamina D. Per proteggersi dai danni causati dai raggi solari è quindi importante utilizzare una crema solare, scegliendola in base alla capacità di offrire una schermo, più o meno potente, per la nostra pelle. Questa protezione è indicata dalla sigla SPF, ovvero Fattore di Protezione Solare.

Come capire qual è la SPF giusta per la propria pelle

La SPF indicata sulla confezione di una crema solare è un numero, che va da 6 a 50+ e fa riferimento alla capacità di un prodotto di schermare o bloccare i raggi del sole. Solitamente questi numeri vengono calcolati in base alla quantità di tempo necessaria per produrre una scottatura sulla pelle, senza filtro. Però bisogna comunque considerare che si tratta di numeri indicativi, che possono essere influenzati da vari fattori ambientali, come l’ora del giorno o la zona geografica. Quindi quando scegliete una crema solare individuate il SPF migliore per voi, in base alle vostre caratteristiche fisiche, e ricordatevi di “rinfrescare” spesso la pelle con la crema, una volta ogni ora. Non scegliete un SPF inferiore a 15, anche se avete una carnagione olivastra. Solitamente quello consigliato per chi si avvicina per la prima volta alla spiaggia è il 30. La protezione media, che assorbe circa il 97% dei raggi solari, è quella che va da 15 a 30. Il SPF 50+ è invece da preferire per i bambini, o le persone che hanno una pelle molto delicata.

Come si applica una crema solare

Una volta scelta la crema solare che preferite, agitate il contenitore e spalmatela su tutto il corpo. Indicativamente, lo strato non dovrebbe essere troppo sottile, perché si rischia di ridurre la capacità del filtro solare. Inoltre, ci sono alcune zone più delicate, ed esposte di altre. Su queste è importante rinnovare l’applicazione più volte, durante il tempo di esposizione. Queste zone più esposte, e sensibili, sono il naso, le orecchie e i piedi. Infine la crema solare va spalmata circa una mezz’ora prima dell’esposizione, sulla pelle ben asciutta. Speriamo che questo articolo vi possa essere utile per evitare scottature in spiaggia.

Gli ionizzatori AlkaSystem per ottenere acqua alcalina e vivere in salute

0000È oggi sempre più diffusa l’idea che l’acqua dei nostri rubinetti sia salutare al cento per cento e che sia quindi possibile consumarla senza alcuna difficoltà, bevendo quindi e anche ovviamente utilizzandola per pulire e cucinare tutti gli alimenti. Purtroppo la situazione è ben diversa. L’acqua che sgorga dai nostri rubinetti è ricca di agenti inquinanti. Si tratta soprattutto di metalli pesanti e di scorie che in questo modo vanno a depositarsi nel nostro organismo. È facile comprendere che non si tratta della situazione ottimale per la salute. I rischi sono numerosi: con il passare del tempo la digestione potrebbe farsi difficoltosa e l’eccesso di metalli pesanti potrebbe far lavorare in modo eccessivo i reni; un eccesso di acidi grassi potrebbe comportare una situazione di sovrappeso; un senso di affaticamento costante potrebbe prendere il sopravvento. Tutte queste condizioni sono dettate proprio dal consumo di acqua non adatta ad un uso alimentare.

L’AlkaSystem è una realtà aziendale che da sempre cerca di garantire delle soluzioni eccellenti a questo genere di problematiche con la produzione di ionizzatori d’acqua alcalina e salutare. Grazie alla presenza di elettrodi positivi che attirano e catturano le sostanze nocive e alla presenza di elettrodi negativi che invece fanno passare solo i minerali alcalini, l’acqua così che sgorga dai rubinetti ha il giusto apporto di sali minerali, è più leggera e facile da bere, piu idratante e molto più ossigenata.

Gli ionizzatori d’acqua della AlkaSystem non sono strumenti costosi, difficili da installare e che richiedono lavori piuttosto complessi. Sono strumenti innovativi e altamente tecnologici, pensati per offrire una soluzione rapida ed efficace al problema delle impurità dell’acqua delle nostre case. L’installazione viene effettuata direttamente dal cliente senza che vi sia la necessità di chiedere l’intervento di un idraulico o di un tecnico anche perché lo ionizzatore si applica direttamente al rubinetto di casa.

Sono di ottima qualità, ma nonostante questo non costano in modo eccessivo. Il loro prezzo inoltre si abbatte facilmente nel giro di poco tempo perché grazie al loro utilizzo non si acquisterà più acqua minerale in bottiglia. Non solo, si risparmierà anche sui detersivi: il bucato infatti risulterà più morbido e pulito.

Ma, diranno alcuni, l’acqua non è certo uguale in tutte le regioni d’Italia; come è possibile quindi ottenere con un solo strumento l’acqua perfetta per la propria salute? Semplice, l’AlkaSystem ha pensato ad un sistema di filtrazione personalizzata da scegliere ovviamente in base all’acqua della propria abitazione. È anche presente un alloggiamento per l’integrazione dei minerali in modo da rendere l’acqua migliore nel caso in cui fosse carente di alcune sostanze importanti per l’organismo. Da ricordare infine che questi strumenti effettuano un’autodiagnosi dell’acqua in modo da impostare automaticamente il PH.

Grazie a tutte queste funzioni e all’eccellente qualità dei materiali utilizzati AlkaSystem garantisce dei prodotti capaci di rispondere ad ogni possibile esigenza, ideali per l’uso domestico, ma anche per le scuole, gli ospedali, gli edifici pubblici, strumenti che sono senza alcun dubbio tra i migliori oggi disponibili sul mercato.

Combattere la stitichezza in 3 mosse

0000Che brutto fastidio la stipsi. Si tratta di un disturbo davvero molto comune che può colpire chiunque, ma che in realtà colpisce soprattutto donne in stato di gravidanza, chi assume determinati farmaci o chi ha un particolare stile d vita che implica una certa sedentarietà e che quindi non favorisce il transito intestinale. La stitichezza ha sintomi di solito inequivocabili, ma sovente è essa stessa il sintomo di un qualche disturbo più importante.

In generale, comunque, la stitichezza si presenta con una certa difficoltà nel defecare, con delle feci dure e dolorose. Ma la stitichezza è tale solo quando si evacui con una frequenza superiore ai 3-4 giorni per quanto riguarda gli individui adulti, per i bambini, o meglio ancora per i neonati, il discorso è completamente differente. Se parliamo comunque di stitichezza i sintomi più comuni sono senza dubbio un’evacuazione decisamente dolorosa. Feci dure e disidratate. Presenza di fecalomi, dolore anale con possibili strappi di pelle, leggero sanguinamento, insorgenza delle emorroidi, prolasso rettale, meteorismo, prurito anale, mal di stomaco.

Di solito però la stitichezza ha un periodo di durata tutto sommato circoscritto e che quindi persiste solo alcuni giorni, anche perché il protrarsi del disturbo sarebbe davvero molto rischioso per il nostro organismo. Il rimedio più utilizzato per risolvere questo problema, nella maggior parte dei casi, è quello di utilizzare dei lassativi o purghe. Ovviamente questo rimedio non è da utilizzare senza chiedere un parere medico nel caso ci si trovi a ravvisare il problema della stitichezza durante la gravidanza o durante l’allattamento.

Il punto è che sebbene si possano assumere anche rimedi completamente naturali, durante la gravidanza questi potrebbero provocare delle contrazioni, per questo, anche se dovesse trattarsi di rimedi fitoterapici non si devono assolutamente prendere senza il consiglio del proprio ginecologo o dell’erborista. In genere comunque su tratta di un disturbo assolutamente transitorio. 

Se invece non ci si trova in stato interessante o in allattamento, allora si può ricorrere anche all’utilizzo di clismi o microclismi ovvero piccoli clisteri che aiutano a sbloccare un eventuale blocco delle feci nel tratto terminale dell’intestino. Chiaramente sarebbe meglio prevenire il disturbo assumendo regolarmente delle fibre mediante una corretta dieta alimentare e con un adeguato movimento fisico da effettuare regolarmente tutti i giorni, come per esempio una semplice camminata di pochi minuti. Se invece la stitichezza dovesse comparire durante un viaggio, allora non preoccupatevi, i cambiamenti ne sono la causa principale, anche a livello psicologico. Nel giro di un paio di giorni il disturbo sarà passato. 

Mal di gola in gravidanza, usa farmaci compatibili

0000Il mal di gola è sempre una gran seccatura, ma quando si è in gravidanza può diventare anche un grosso problema. Il dolore alla gola, è un disturbo tipico dell’inverno e del cambio di stagione. In generale non si tratta di un disturbo grave e si risolve in pochi giorni, a meno che non si cronicizzi e allora può durare anche diverse settimane e può essere normalmente trattato con farmaci come Zerinol.

A causare il mal di gola sono spesso dei virus, come il rinovirus, per esempio, che è davvero facile contrarre quando si sta in luoghi affollati come mezzi pubblici e centri commerciali. Delle volte però, causa dei mal di gola sono i batteri, in quel caso se il dolore diventa cronico è necessario ricorrere alle cure farmacologiche a base di antibiotico nel caso in cui si tratti di un mal di gola causato da virus, invece l’antibiotico è totalmente inutile non va assolutamente preso.

Se si è in gravidanza, prima di assumere lo Zerinol o qualsiasi farmaco, ma anche rimedi fitoterapici, è necessario consultare il proprio ginecologo. Generalmente si possono assumere rimedi naturali come latte con miele o con aggiunta di zenzero. Anche alcune caramelle che si trovano in vendita tra i prodotti da banco, qualche volta, sono sconsigliati in gravidanza, tuttavia, anche in questo caso basterà chiedere al proprio ginecologo se caramelle o anche spray per uso locale possono essere considerati nocivi oppure no.

Purtroppo alcuni medici sono totalmente contrari all’uso di qualsiasi farmaco durate la gravidanza. Gli estremismi non sono mai la via giusta però e se da una parte è bene non eccedere con l’uso di farmaci, anche se non si è in attesa ovviamente, dall’altra non va nemmeno bene dover combattere con un’infiammazione che potrebbe benissimo essere risolta con molta facilità. Facciamo subito chiarezza.

Se soffriamo di mal di gola dovuto a un’infezione virale, si potrebbe fare ricorso anche a semplici rimedi naturali, utilizzando così prodotti omeopatici o fitoterapici sempre parlando prima con il nostro medico. Un risciacquo anche con acqua, limone e aglio è un discreto disinfettante, certo, l’alito non sarà da appuntamento galante, ma almeno il mal di gola ci abbandonerà per qualche ora. In ogni caso, se il dolore dovesse persistere o dovessero comparire delle placche sulla gola o sulle tonsille – per chi le ha – la cosa più sensata da fare è quella di chiedere un antibiotico o un antinfiammatorio compatibile con la gravidanza perché esistono farmaci di questo tipo che possono essere tranquillamente assunti nei nove mesi.

Per qualsiasi dubbio sullo Zerinol o su altri farmaci in gravidanza si può consultare il Mario Negri, il centro antiveleni che da informazioni sui farmaci compatibili. Se invece vuoi scoprire tutto sul mal di gola guarda qui: www.zerinolgola.it/

Il mal di pancia nei bambini

0000Quando il nostro bambino sta male e lamenta dolore, sovente ci sentiamo impotenti, afflitti e molti, addirittura, entrano nel panico. Se nostro figlio lamenta dei dolori all’addome, il cosi detto mal di pancia, è bene sapere che non sempre saremo in grado di stabilirne la causa se non viene visitato da un medico pediatra. Infatti, il mal di pancia nei bambini può avere tantissime cause e non si riesce facilmente a comprenderne l’origine.

Nei bambini più piccoli può trattarsi semplicemente di meteorismo, oppure di un virus intestinale, facilissimo da contrarre soprattutto se il bambino frequenta il nido o la scuola materna. Nei bambini più grandi, invece, può essere usato da ciò che mangiano, al di la del junk food, se il bambino non assume la giusta quantità di fibre, una lentezza intestinale può essere la causa di questo sintomo molto fastidioso, così come uno stile di vita troppo sedentario. Un’altra causa è la stitichezza, frequente nei bambini, ma che non va comunque sottovalutata.

Bisogna poi essere in grado di capire se il sintomo è di origine organica o psicologica. Infatti i bambini tendono a introiettare le emozioni negative, questo può causare un accumulo di ansia che sfoga con un mal di pancia. Può essere semplicemente la paura di una verifica a scuola, o l’ansia per una competizione sportiva, oppure, se i genitori sono separati, o non vanno d’accordo, potrebbe essere un segnale che il bambino ha bisogno di essere seguito da un professionista per essere aiutato a metabolizzare tali eventi.

C’è poi da considerare l’eventualità di allergie o intolleranze alimentari. I celiaci, per esempio, possono mostrare come sintomo proprio il mal di pancia. Ecco perché questi campanelli d’allarme non vanno né presi come una condizione grave, ma nemmeno sottovalutati. La cosa più sensata da fare è portare il bambino dal pediatra se il mal di pancia dovesse ripetersi per più giorni. A casa, tuttavia, possiamo verificare se il dolore è costante, se è concentrato in un punto preciso, se il bambino non gioca o viene svegliato dal dolore, se vi è la comparsa di altri sintomi, come per esempio febbre o gola arrossata, diarrea, nausea e vomito.

Non va poi escluso il fatto che il bambino possa soffrire di ossiuri, dei piccoli parassiti intestinali facilmente individuabili tra gli escrementi. Anche in questo caso niente panico, sarà sufficiente utilizzare un antiparassitario prescritto dal pediatra per eliminare il problema in pochi giorni. Per ulteriori informazioni riguardo al mal di pancia di bambini e adulti puoi approfondire qui: https://www.buscopan.it/.

La tosse negli anziani, come va trattata

0000Il cambio di stagione, con i primi freddi, può essere un rischio soprattutto per anziani e bambini. Sono loro, infatti, ad avere un sistema immunitario più debole e quindi risultano più facilmente esposti a raffreddori e influenza. Non bisogna però, se le condizioni di salute generali lo consentono, costringe gli anziani in casa, ma è bene comunque, con le dovute precauzioni, farli uscire all’aria aperta almeno un’oretta al giorno, se se la sentono. Purtroppo un disturbo che colpisce le persone anziane è la tosse, ma se non vi sono complicazioni o patologie importanti non ci si deve allarmare.

Generalmente la tosse grassa è una conseguenza di un raffreddamento o di un’influenza, stiamo quindi per lo più parlando di forme virali. Abbiamo a che fare con infezioni alle vie respiratorie di cui la tosse è appunto uno dei sintomi. In realtà questa ha una sua funzione, serve per espellere eventuali particelle o elementi esterni che vengono aspirati per via aerea, quindi dalla bocca o dal naso. In questo modo il nostro organismo si libera da corpi estranei. Tuttavia, soprattutto per un anziano, la tosse può significare notti insonni e disagio, soprattutto qualora soffra di altri disturbi o dolori e quindi tossendo percepisca dolore.

Ma come si tratta la tosse negli anziani? Chiaramente in caso soffrano di particolari patologie si dovrà necessariamente consultare il loro medico curante, ma se l’anziano è in buona salute si potrà intervenire direttamente sul sintomo. La tosse grassa può essere risolta con uno sciroppo mucolitico, previo consiglio medico, ma anche con dei rimedi naturali che possono lenire il fastidio e l’irritazione della gola. Come nei bambini, è indicato utilizzare dellasoluzione fisiologica che fluidifica il muco e umidifica le pareti nasali. Per comodità si può utilizzare uno spray invece dei flaconi monouso che possono risultare più scomodi per l’anziano da posizionare nel naso per erogare la dose di soluzione fisiologica.

Se l’anziano lo tollera si può sottoporre a dei suffumigi con oli balsamici. Bastano due goccine in una pentola d’acqua bollente, si posiziona la faccia dell’anziano sul vapore che fuori esce e si copre con un asciugamano. Meglio però fare piccole sessioni di un paio di minuti intercalate da una pausa perché l’eccessivo calore o vapore potrebbero dare problemi di capogiro. Invece è consigliabile umidificare gli ambienti, soprattutto quello dove solitamente soggiorna l’anziano, in modo particolare la camera da letto nelle ore notturne.

Per un trattamento specifico e per scoprire ulteriori consigli http://www.bisolvon.it/rimedi-tosse-grassa.