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La magia della Riserva naturale del Furlo

logoLa Riserva Naturale Statale Gola del Furlo è un ricettacolo di specie vegetali destinate a far innamorare chi è appassionato di natura: i boschi di leccio negli ambienti rupestri danno vita a uno scenario straordinario, ma non mancano anche orno – ostrieti e querceti. Un lembo di faggeta domina l’alto versante a nord del Monte Paganuccio, contraddistinto anche da una ricca e rigogliosa flora mesofila. Insomma, un luogo perfetto per una camminata tra gli alberi, mentre chi ha il coraggio e l’esperienza per salire di quota può imbattersi anche in praterie. Dalla Campanula tanfanii alla Muscari tenuiflorum, passando per la Moehringia papulosa, non è difficile entrare in contatto con specie rare, tra le quali vale la pena di citare anche l’Aster amellus. Tra le praterie, invece, spiccano le ombrellifere, le graminacee, le ranuncolacee e le composite, ma soprattutto l’Orchis militaris e la Dactylorhiza romana, due specie di orchidee decisamente attraenti.

Con un colpo di clic su questo sito, la Riserva Naturale Statale Gola del Furlo è pronta per far conoscere tutta la propria magia e tutte le proprie proposte, senza dimenticare l’interesse naturalistico della fauna. A cominciare dai rapaci, i veri dominatori di questo luogo. Tra aquile reali e falchi pellegrini, si può stare con il volto indirizzato verso l’alto per scoprire volatili affascinanti, mentre le praterie sommitali sono frequentate da albanelle minori, falchi pecchiaioli, gheppi e poiane sempre a caccia.

Volgendo lo sguardo verso il basso, invece, se ci si addentra nell’ambiente boschivo è opportuno prestare attenzione al lupo appenninico, una specie territoriale e sociale che non è pericolosa per l’uomo ma che si muove a caccia di daini e di caprioli, oltre che di cinghiali. Mentre la vegetazione ripariale del fiume Candigliano è frequentata da uccelli limicoli come la nitticora, la garzetta e gli aironi cinerini, i rettili come la luscengola, la vipera comune, il saettone e il cervone arricchiscono ulteriormente la varietà faunistica del posto. Tornando al Candigliano, sono il granchio di fiume, l’arborella, la carpa e il cavedano i signori delle acque.

Non ci si può dimenticare in ogni caso dell’importanza di questa riserva naturale dal punto di vista archeologico, paleontologico e geologico. Molto interessanti sono, per esempio, le due gallerie nella roccia che furono scavate quasi due millenni fa dagli antichi Romani, e visibili ancora oggi: in particolare, la galleria grande, conclusa su volere dell’imperatore Vespasiano nel 76 d. C., è aperta al traffico ancora oggi, e può essere attraversata sia in auto che a piedi; la galleria più piccola, a sua volta datata intorno alla prima metà del I secolo d. C., non può essere percorsa in macchina, ma è comunque visitabile con degli specifici tour guidati.

Pannelli solari, marchi e modelli

logoQuando si ha a che fare con i pannelli solari può essere utile mettere modelli e marchi a confronto, in modo tale da avere un’idea il più possibile chiara dello scenario in cui ci si trova ad agire. La Cina, in questo senso, fa la parte del leone, con un gran numero di aziende che si dimostrano competitive a dispetto dei provvedimenti contro il dumping che sono stati adottati dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Ecco, quindi, che brand come CSUN – Sunenergy, Yingli Solar, LDK Solar Co.Lt, Jinko Solar, Suntech, JA Solar, Trina Solar, Canadian Solar e Hanwha SolarOne hanno saputo costruirsi una reputazione più che discreta, con vari produttori cinesi che nel giro di pochi anni si sono appropriati di quantità di mercato sempre maggiori.

Chiaramente, anche l’Europa ha un ruolo di rilievo: lo dimostra, per esempio, la Wolmann (visitando questo sito si ha la possibilità di conoscerla più da vicino), ma sono tanti i marchi che si potrebbero citare in proposito. Certo è che la concorrenza delle forze asiatiche è forte, anche perché esse possono contare su una produzione verticale integrata, che fa sì che i margini di guadagno risultino piuttosto consistenti – anche in virtù di costi di produzione più bassi – nonostante i prezzi di vendita siano, comunque, contenuti. L’azienda LDK, per altro, ha investito sulla produzione di silicio in proprio, così da incrementare la capacità produttiva. Il mercato, quindi, è – come si suol dire – in fibrillazione.

E tra gli occidentali non si sta con le mani in mano: per quel che riguarda i produttori americani, spiccano i marchi Renesola, SunPower e First Solar, che sono una garanzia di professionalità, di qualità e di affidabilità. Nel Vecchio Continente, invece, occorre per forza fare i conti con la Germania, Paese che da tempo è all’avanguardia dal punto di vista della tecnologia solare: tra i tedeschi si è iniziato a investire prima ancora che il resto del mondo riuscisse a comprendere che cosa fosse il fotovoltaico. Tante sono le fabbriche tedesche degne di menzione: è il caso della Innotech Solar e della Solar Fabrik, ma anche della Bosch e della Schott Solar, senza dimenticare la Centro Solar, la Aleo Solar, la Conergy, la Solon, la SolarWorld e la Q-Cells.

Per ciò che concerne il mercato italiano, infine, al di là della già citata Wolmann ci sono brand come Beghelli, Vipiemme Solar, Solsonica, Albasolar e Brandoni Solare che hanno investito in misura più che significativa sul settore. Chiaramente questi elenchi non possono essere considerati esaustivi, ma solo dei punti di partenza ideali per mettere a confronto i modelli e i marchi, ricordando sempre che quasi tutti i produttori di moduli non si occupano della produzione delle celle ma acquistano le stesse in altri Paesi – di solito in Asia – gestendo unicamente l’aspetto riguardante il loro assemblamento nei rispettivi stabilimenti. Con esiti, risultati e prezzi diversi a seconda dei casi.