Sbiancare i denti: come facevano le...

Sbiancare i denti non è facile, ma oggi ci sono tantissimi prodotti per sbiancare i denti, in grado di migliorare l'aspetto dei denti. In passato, non...

Abbigliamento biologico: ecco perch...

I settori merceologici che si stanno adeguando ai requisiti si sostenibilità e ecologicità richiesti da un pubblico sempre più attento al proprio impa...

Estrazione dei denti del giudizio, ...

L’estrazione dei denti del giudizio è ormai considerata un’operazione di routine, questo però non vuol dire che sia un’operazione poco rischiosa, anzi...

Sono dannosi per la salute i gel pe...

Negli ultimi anni il gel per la ricostruzione delle unghie и diventato davvero molto popolare, arrivando a essere, oggi, probabilmente uno dei trattam...

Sbiancare i denti: come facevano le nostre nonne?

Sbiancare i denti non è facile, ma oggi ci sono tantissimi prodotti per sbiancare i denti, in grado di migliorare l’aspetto dei denti. In passato, non era così. Le nostre nonne, però, avevano trovato altri metodi per ottenere denti bianchi e perfetti. Si tratta di gesti semplici e veloci, da usare nelle emergenze.

Il modo più semplice e più diffuso è usare il bicarbonato. Questo è un prodotto già conosciuto dal 1600. Le nostre nonne non lo usavano solo per sbiancare i denti, ma anche per rendere la pelle più liscia e allontanare le imperfezioni e i rossori. In più, in caso di raffreddore, o semplicemente per migliorare la digestione, il bicarbonato era consigliato come primo rimedio.

Per avere denti più bianchi, devi prendere un cucchiaio di bicarbonato e mischiarlo con pochissima acqua in un bicchiere. Ora, ti basta usare una quantità minima di questa soluzione sullo spazzolino e strofinare bene i denti. In questo modo, il bicarbonato agisce al posto del dentifricio e ti fa ottenere denti sani e bianchissimi. La soluzione può essere usata tutti i giorni e non solo come manovra di emergenza.

Molti dentifrici hanno già il bicarbonato al loro interno, anche se in minima concentrazione: si tratta dei prodotti sbiancanti ora sul mercato.

Il consiglio è di usare il bicarbonato alternando l’uso con quello del dentifricio tradizionale. Alla fine, per una bocca più sana e pulita, è necessario completare con il colluttorio. Il sistema è sicuro e collaudato.

Permette di evitare anche prodotti che lasciano il tempo che trovano: gli sbiancanti, infatti, spesso colorano semplicemente di bianco i denti, lasciando i problemi nascosti, ma non risolti. Il bicarbonato, invece, stimola il bianco naturale dei denti e ti permette di perdere diverse gradazioni nel tempo. Insomma, se ami il fai da te e hai già il bicarbonato in cucina, per il benessere dei tuoi denti vale la pena di usarlo almeno una volta al giorno, in sostituzione al normale dentifricio.

Non ti resta che provare questo rimedio della nonna e tenere a portata il bicarbonato anche in caso di dermatite e di problemi digestivi.

Se hai delle allergie al bicarbonato, il consiglio è di non usarlo: si tratta dell’unica controindicazione, dovuta al fatto che solo negli ultimi tempi sono aumentati i casi di intolleranze e di allergie su particolari alimenti.

Sbiancare i denti, quindi, è solo una questione di bicarbonato e di abitudine. Ricorda di non mettere troppa acqua quando diluisci il bicarbonato e di creare solo la soluzione sufficiente per lavare bene i denti: non potrai conservarla dopo. Prova l’effetto del bicarbonato sui tuoi denti e noterai subito la differenza sul colore dello smalto. Ricorda di fare regolarmente visita al dentista, per risolvere qualsiasi problema dei denti.

Abbigliamento biologico: ecco perché sceglierlo

I settori merceologici che si stanno adeguando ai requisiti si sostenibilità e ecologicità richiesti da un pubblico sempre più attento al proprio impatto sull’ambiente, sono sempre di . Cibo, trasporti, prodotti cosmetici, alberghi ed ora anche vestiario. L’azienda AlgoNatural che si occupa di abbigliamento biologico per bambini ed adulti ci spiegherà tutti i buoni motivi per passare alla moda al naturale.

Scegliere l’abbigliamento biologico significa mettersi addosso capi realizzati attraverso materiali e procedure rispettose dell’ambiente e dell’econsistema naturale. La maggior parte dei tessuti che indossiamo, specie quelli in cotone vengono realizzati attraverso lo sfruttamento di coltivazioni intensive in cui viene fatto larghissimo uso di pesticidi e sostanze chimiche. L’abbigliamento biologico invece ci permette di rispettare l’ambiente e contemporaneamente indossare un tessuto “salubre” e delicato sulla nostra pelle. Questo come capite, è particolarmente interessante se pensiamo alla delicata pelle dei più piccoli. L’abbigliamento naturale è inoltre altamente traspirante e a livello di design non ha nulla da invidiare alle produzioni “di massa”.

Quando si parla di fibre naturali per l’abbigliamento biologico parliamo di cotone organico, canapa, bamboo e pura lana vergine. L’ecologicità di questi materiali è garantita da un severo sistema di certificazioni internazionali, tra le quali la più conosciuta forse è la certificazione GOTS che garantisce l’ecologicità del cotone naturale.

Non solo fibre vegetali

Nel mondo dell’abbigliamento biologico, oltre ai capi in fibre naturali rientrano anche quei prodotti ottenuti da un attento e tecnologico processo di riciclo di materiali inerti. Negli ultimi anni per esempio stanno avendo un certo successo i capi ottenuti dal riciclo delle bottiglie di plastica recuperate dalla superficie degli oceani. Lo sapete che il “tappeto” di bottiglie che galleggia nell’oceano atlantico è di fatto considerato il sesto continente?

Maggiore resistenza

In un mondo di obsolescenza programmata anche il vestiario sembra fatto per avere una scadenza. L’abbigliamento biologico invece, grazie all’utilizzo di fibre altamente naturali, è estremamente resistente e grazie ad una produzione non massiva si rivela molto più rifinito dei capi prodotti in serie.

Biologico = etico

Qualcuno di voi si ricorderà della tragedia del Rana Plaza in cui morirono oltre 1000 persone. Un edificio fatiscente in cui migliaia di operai sotto pagati lavoravano in condizioni precarie per produrre i capi riconducibili a marchi come C&A, Benetton e Disney. Un evento tragico come quello del Rana Plaza ha posto l’attenzione sui “costi umani” della moda low cost. L’abbigliamento biologico per contro si propone l’obiettivo di garantire condizioni di lavoro e salari etici a tutti i lavoratori coinvolti nella produzione dei capi, dalla coltivazione delle materie prime fino al confezionamento del prodotto finito.

Estrazione dei denti del giudizio, rischi e sintomi

L’estrazione dei denti del giudizio è ormai considerata un’operazione di routine, questo però non vuol dire che sia un’operazione poco rischiosa, anzi, è una delle operazioni con più lunga convalescenza.

I denti del giudizio, deovono il loro nome al fatto che spuntano, generalmente, in tarda età. Si inizia a parlare di eruzione dei denti del giudizio tra i 20 e i 40 anni, per questo motivo spesso rischiano di compromettere l’architettura dentale, ormai stabile, e necessitano di essere estratti.

Per i più fortunati, invece, può capitare che questi ultimi denti non si presentino proprio, rimanendo per sempre inglobati nella gengiva.

Perchè vanno estratti

Ci sono diversi casi in cui è necessaria l’estrazione dei denti del giudizio o di uno solo dei quattro.

Andiamo a vedere quali sono:

  • Asse di crescita storto, ovvero quando il dente nasce per orizzontale o per obliquo. In questo caso, è consigliabile un’estrazione piuttosto che untentativo di correzione
  • Carie: a causa della loro posizione arretrata, i denti del giudizio sono i più difficili da pulire quindi sono soggetti a gravi casi di carie, che possono compromettere anche i nervi o denti vicini.

In questo caso si consiglia u’estrazione immediata

  • Quando si sta per mettere l’apparecchio, se è necessario recuperare dello spazio

Ovviamente, l’estrazione è veramente neccessario solamente all’estremo di questi casi, altrimenti basta tenere la disfunzione sotto controllo.

Rischi d’estrazione e sintomi post operazione

Anche se ormai, viene considerata un’operazione piuttosto semplice, l’estrazione dei denti del giudizio porta con se i suoi rischi, che non sono da poco.

Quello più comune è la perdita di sensibilità del nervo alveolare, causata dall’anesetesia locale. Questa dinamica, chiamata parestesia, potrebbe risultare molto antipaca, sebbene, per fortuna, non sia delle più frequenti. Infatti non solo si rischia di perdere la percezione del sapore, ma anche delle involontarie perdite di saliva.

Per quanto riguarda i sintomi post operazione, i più generali sono dei fastidiosi accessi, con conseguente gonfiore delle guance e un forte dolore alle gengive.

Questi sintomi si curano tramite sciacqui con acqua ossigenata e disinfettante per evitare pus e infezioni di vario genere.

Per i primi tempi, inotre, è del tutto sconsigliato mangiare cibi difficili da masticare, piccanti o troppo speziati.

Sono dannosi per la salute i gel per ricostruire le unghie?

Negli ultimi anni il gel per la ricostruzione delle unghie и diventato davvero molto popolare, arrivando a essere, oggi, probabilmente uno dei trattamenti di nail art piщ richiesti in assoluto. Proprio per questo, quindi, и molto importante capire se sia dannoso o meno per la nostra salute. Se и vero, infatti, che una manicure curata e adatta a ogni circostanza и un passepartout essenziale sia nel lavoro che nella vita privata, d’altro canto, и fondamentale essere sicuri che si tratti di prodotti non nocivi e certificati. Capiamo, quindi, se il gel per la ricostruzione delle unghie puт avere degli effetti collaterali e in quali casi.

Innanzitutto c’и da dire che il gel se utilizzato troppo a lungo puт causare delle reazioni, le unghie e la pelle, infatti, possono sensibilizzarsi a questo prodotto e ai suoi componenti. Per questo, per non correre inutili rischi per la nostra salute, sarа bene scegliere sempre prodotti al top presenti sul mercato, che non contengano sostanze “proibite” o comunque dannose per noi. Attenzione anche a come viene rimosso il gel, perchй spesso и la fresatura e non il prodotto stesso a danneggiare l’unghia. Ogni quattro mesi, poi, sarа meglio fare una pausa dalla ricostruzione, cosм da permettere all’unghia naturale di “respirare” un pт. Il gel per la ricostruzione potrebbe, infatti, indebolire le unghie giа tendenzialmente fragili che si sfaldano con facilitа.

Consigli per la cura delle unghie

Occhio anche agli ingredienti che sono contenuti nel gel per la ricostruzione, i piщ moderni sono privi di siliconi e componenti tossici e per questo quando parliamo di prodotti di alta qualitа i rischi per la nostra salute sono pressochй inesistenti. Al contrario, spesso, la ricostruzione и consigliata a chi soffre di onicomicosi o onicofagia, perchй lo strato artificiale sopra l’unghia la protegge in modo sicuro da rotture e dall’istinto di mangiarla. Un altro consiglio importante и di idratare l’unghia con trattamenti ad hoc nel periodo di sospensione dalla ricostruzione in gel.

Tra i numerosi vantaggi della ricostruzione in gel, troviamo in primis la manicure pressochй perfetta per almeno tre settimane, una maggiore resistenza che viene data proprio alle unghie naturali e la pochissima manutenzione che occorre per conservarla fino al nuovo trattamento.

Concludendo non si puт dire, onestamente, con assoluta certezza se il gel faccia male o meno, anzi, al contrario, spesso и piщ problematico il modo in cui si lavora l’unghia per la ricostruzione che il prodotto stesso. La cosa piщ importante и vedere sempre come reagiscono le unghie, se si indeboliscono, se invece il gel (come puт capitare spesso) riesce a proteggerle maggiormente da rotture e sfaldamenti e rivolgersi sempre ai professionisti del settore.

Bioetanolo: quali sono le differenze con l’alcol etilico?

Conoscendo le caratteristiche dei camini a bioetanolo, ci si chiede perché non sia possibile utilizzare del comune alcol etilico come combustibile per alimentare stufe o camini.

Per rispondere a questa curiosità, bisogna sapere che l’etanolo è un liquido utilizzato come base di tutte le bevande alcoliche, dal gusto dolce ma bruciante, è incolore ed ha un odore pungente.

L’alcol etilico viene sottoposto ad un processo di denaturazione, presentando infine una composizione del 2% di sostanze denaturanti che lo rendono inadatto all’uso alimentare.
Il prezzo di questo tipo di alcol è inferiore rispetto a quello dell’alcol destinato ad un utilizzo alimentare, ad esempio, in quanto viene sottoposta ad una tassa per limitarne l’abuso.

Infatti, a seconda della tipologia del processo di denaturazione, l’alcol etilico presenta una resa energetica inferiore o maggiore con differenze notevoli nella colorazione della fiamma e nello sprigionamento di odori, spesso sgradevoli dovuti alla combustione di metiletilchetone e tiofene, ad esempio.

Bisogna inoltre aggiungere che l’etanolo è tossico sull’organismo umano.

Il bioetanolo, invece, è un etanolo che deriva da canne da zucchero, da cellulose, da cereali o da piante. Si tratta, dunque, di un eco-combustibile che permette di riscaldare la propria casa in modo green e sicuro per la salute, senza rilasciare sostanze nocive o tossiche.

La differenza tra i due tipi di alcol è dunque abissale e non ci si può sbagliare: acquista dunque il giusto combustibile per il tuo biocamino!

Interventi dentali, quali le anestesie praticate

Nel corso degli anni, ad un individuo può capitare di dover far ricorso ad uno studio dentistico a Roma o di qualsiasi altra località, in caso di problemi ai denti o al cavo orale. Infatti, un’alimentazione non corretta o fatta di molti zuccheri, uno sviluppo irregolare dell’apparato dentale o un’errata igiene orale sono tutte cause che possono portare ad un intervento obbligato da parte del dentista. Tuttavia, vi possono essere persone che hanno timore di questi, in quanto temono di sentire eccessivo dolore durante un eventuale intervento dentale, oppure alcuni addirittura hanno acquisito, a causa di precedenti esperienza negative, una sorta di fobia verso questa figura. Al giorno d’oggi, proprio per far fronte a tali situazioni, vengono utilizzati diversi tipi di anestesia, che permettono al paziente di non sentire dolore durante un intervento e al dentista di intervenire senza problemi.

Perfrigerazione e anestesie locali

Perfrigerazione: consiste nel raffreddamento della parte che si intende far diventare insensibile, grazie a delle sostanze, come il cloruro di etile, che, evaporando, fanno ridurre la temperatura dei tessuti verso cui sono indirizzate. Questa tecnica si utilizza in genere per interventi di breve durata e su tessuti molli; – Anestesia topica: è l’applicazione di una sostanza anestetica, come ad esempio la lidocaina, che rende la mucosa orale meno sensibile. Si utilizza, sotto forma di spray o gel liquido, come sostanza sedativa per rendere meno dolorosa l’iniezione anestetica vera e propria; – Anestesia locale plessica: consiste nel somministrare un anestetico nei pressi del dente su cui si deve operare, al di sotto della mucosa orale. Di solito, si usa per i denti superiori della bocca, maggiormente permeabili alla sostanza, per renderne i nervi meno sensibili; – Anestesia locale tronculare: simile alla tecnica precedente, tuttavia questa si utilizza per aree particolari, attraversate da nervi che rendono sensibili ampie zone della bocca, tra cui vari denti e tessuti molli. Spesso si usa per i denti inferiori, meno permeabili ad anestesie di tipo plessico; – Anestesia intraligamentosa: consiste nell’iniettare l’anestetico in un legamento parodontale in maniera diretta e attraverso particolari siringhe. Questa tecnica, adoperata per estrazioni semplici, offre il vantaggio di essere precisa (infatti anestetizza solo un dente), tuttavia può provocare qualche fastidio;

Sedazione cosciente e anestesia totale

Sedazione cosciente: pratica consistente nell’uso di un gas (protossido di azoto) che riduce l’ansia ed incrementa la soglia del dolore nel paziente. Abbinata ad un’anestesia totale, viene utilizzata di solito con soggetti altamente problematici e per interventi di lunga durata e complessità, in cui il dentista deve operare con assoluta tranquillità e precisione; – Anestesia totale: utilizzata in ambienti ospedalieri e per interventi altamente complessi, necessita dell’assistenza dell’anestesista e di diverse attrezzature per il controllo delle funzioni fondamentali del paziente.

Il caffè fa bene alla salute

Il caffè rientra sicuramente nella lista delle bevande più consumate al mondo, che si tratti di caffè amaro, allungato con l’aggiunta di latte, caffè corretto, caffè americano o caffè ristretto. L’utilizzo del caffè è diventato ormai quotidiano, un rito al mattino durante la prima colazione, persino come spezza-fame mattutino, assunto più volte nel pomeriggio in alcune circostanze, per completare il ciclo alla sera, in seguito all’ultimo pasto della giornata. Ma bere il caffè fa bene alla salute? Sicuramente un regola che vale per tutti gli alimenti è quella di non eccedere mai con nessuna delle sostanze in grado di arrecare danni, a lungo andare, al proprio organismo.

Un ricerca scientifica, testata e confermata, ha analizzato i presunti danni di questo “non alimento” rivelando i possibili effetti collaterali di un uso costante di caffè. I sostenitori della bevanda tuttavia attribuiscono al caffè una serie di effetti benefici, tra cui:

  • Uno stato di veglia in grado di ridurre sonno e stanchezza.
  • Stimolazione mentale.
  • Stimolazione del miocardio nella sua funzione contrattile con conseguente aumento della gittata cardiaca.
  • Azione diuretica.
  • Stimolazione della secrezione gastrica.
  • Stimolazione del sistema nervoso centrale.
  • Azione ritardante della fatica muscolare durante l’attività sportiva.

In alcuni rari casi è possibile che il caffè, consumato in eccesso e in modo costante, sia responsabile di tutta una serie di problematiche per la salute dell’organismo.

EFFETTI COLLATERALI DEL CAFFE’ E DOSI GIORNALIERE CONSIGLIATE

Non tutti sanno che, oltre al contenuto della caffeina, la bevanda è in grado di contenere anche una serie di tossine generalmente ignorate. Il caffè in sé non possiede inoltre niente di “alimentare”, limitandosi ad essere una tipica lavorazione industriale. Una tazzina di caffè contiene circa 2 calorie, contenenti oltre 200 sostanze tossiche, spesso o del tutto ignorate dai consumatori abituali tra cui: teofillina e teobromina, betamina e tannino.

La caffeina contenuta al suo interno, anche in piccole dosi, può rappresentare una fonte di disturbi per i soggetti cardiopatici, ai soggetti nevrotici, a quelli che soffrono di affaticamento muscolare, ai soggetti arteriosclerotici e a quelli che soffrono di patologie renali. La caffeina può nuocere anche in caso di ulcere, gastriti, colite, stipsi, alle donne in stato di gravidanza. La sensazione dell’energia rilasciata dalla sostanza è in realtà una “falsa energia” che richiede uno sforzo fisico maggiore, dimostrato anche da ampie ricerche condotte sugli animali e sulle piante. I tannini presenti all’interno del caffè possono inoltre provocare ritardi nello sviluppo della crescita, inibendo diverse interazioni metaboliche, aumentando la secrezione gastrica.

Ogni qualvolta che consumiamo del caffè introduciamo quindi delle sostanze potenzialmente tossiche, generalmente superiori alle quantità di tossine contenute in un frutto tossico ma non letale.

La quantità di caffeina da non superare, al fine di escludere i potenziali effetti tossici per l’organismo, è di 300 mg giornalieri per i soggetti adulti, mentre ai bambini viene fortemente sconsigliata l’assunzione di tale bevanda, con un limite di caffeina massimo intorno ai 100 mg. Il limite dei valori della caffeina possono essere raggiunti anche bevendo 10 lattine di Coca Cola, contenente la sostanza, oppure 8 tazze di cioccolata calda.

Curare l’influenza con l’omeopatia

Quando cominciano i primi freddi, l’influenza diventa un pericoloso nemico. Si tratta di una malattia respiratoria, che ha origine virale e che comincia a diffondersi con l’abbassamento delle temperature e l’elevarsi del tasso di umidità. E’ molto contagiosa perché si diffonde per via aerea, attraverso le goccioline di saliva che si disperdono nell’aria.
I sintomi influenzali sono molto precisi e tra essi c’è senza dubbio la febbre, che può presentarsi in forma lieve o elevata.
La fase acuta dura di solito tra i tre e i quattro giorni, in cui il malato soffre di brividi, raffreddore, dolori muscolari, mal di gola e, in alcuni casi, anche sintomi a carico dell’apparato gastro intestinale, quali diarrea, nausea e vomito.

La principale cura per l’influenza è il riposo, ma l’omeopatia può fornire dei validi aiuti per rimettersi in modo naturale. A tal proposito la Dottoressa Anna Artuso dello Studio Omeopatico di Verona ci illustra come curare l’influenza con l’omeopatia
I rimedi più adatti si scelgono caso per caso, a seconda del paziente e della tipologia di influenza che si è contratta, non tutti infatti sono adatti per ogni tipo di caso.
L’aconitum napellum, per esempio, è ottimo per le sindromi acute, che si manifestano improvvisamente, senza sintomi preliminari. Di solito si contraggono per via dell’esposizione al vento freddo e sono caratterizzate da un acuto aumento della temperatura, magari nelle ore serali. Il paziente in questi casi soffre anche di stati d’ansia, dovuti proprio ai sintomi così acuti e in questo il rimedio può essere di grande aiuto.

La Belladonna, invece, è perfetta per quando la temperatura è alta ed è presente una abbondante sudorazione. A questo si accompagnano la cefalea e il mal di gola: in questi casi la Belladonna è ancora più efficace.
Un altro rimedio molto utilizzato nel’’omeopatia è l’Eupatorium perfoliatum, che interviene ad alleviare i sintomi quali la febbre e il mal di gola. Aiuta anche l’umore in quanto il malato è spesso abbattuto e triste, visti i fastidi dovuti all’influenza.
La nux vomica si utilizza in pazienti che, nonostante la malattia, continuano a essere iperattivi, preoccupati per scadenze e impegni vari e faticano quindi a riposare per potersi rimettere completamente.

Se i sintomi influenzali sono vaghi e si manifestano per giorni, debilitando il paziente, ma senza mai esplodere in forma acuta, si possono utilizzare:

  • Ferrum phosphoricum: lieve febbre, dolori muscolari, astenia e inoltre otite e sintomi a carico della gola;
  • Gelsominum: spossatezza, sonnolenza, cefalea

Questi sono solo alcuni dei rimedi omeopatici per l’influenza. Vanno comunque tutti assunti a bassa diluizione e non hanno di solito una posologia definita, ma a seconda dell’andamento dei sintomi.

Sauna Finlandese o Sauna Infrarossi? Ecco come fare la scelta migliore

La ricerca del benessere, sia fisico che mentale, è sempre più una necessità dei giorni moderni, caratterizzati da ritmi frenetici e impegni pressanti. Le SPA e i centri benessere sono infatti diventati mete turistiche popolari, alla pari dei grandi parchi divertimenti o delle città d’arte.

Ma se ci si volesse dedicare a sé stessi ogni giorno, anche per pochi minuti al giorno, per ritrovare equilibrio interiore e ripristinare le funzioni vitali, allora la sauna è la scelta ottimale. Anche se i trattamenti di salute o estetici risalgono alla Grecia Antica e all’Impero Romano col Calidarium, quello più rinomato è la sauna finlandese, chiamata così perché nata in Finlandia intorno all’anno mille e patrimonio culturale dei Finlandesi e di quasi tutti i popoli nordici. In origine era una semplice buca scavata a terra, dove si ponevano delle pietre riscaldate al fuoco, ci si infilava nel buco, e si ricopriva quindi con pelli di animali o coperture in legno.

Col tempo si è evoluta, coincidendo dapprima con le abitazioni vere e proprie, e poi separandosi da queste per trovare collocazione in piccole costruzioni in legno appositamente costruite. Il principio era sempre lo stesso, pietre bollenti poste in un contenitore per innalzare la temperatura sino ai 90 – 100°, creare un ambiente caldo e asciutto, per poter sudare copiosamente. Si aggiunse poi l’usanza di versare dei mestoli d’acqua sulle pietre bollenti, per aumentare il vapore acqueo all’interno facilitare ancora di più la sudorazione. Il rituale della sauna vuole poi che dopo 10-15’ di sauna, a seconda della resistenza individuale, ci si immerga in specchi d’acqua ghiacciata o ci si tuffi nelle neve. Diffondendosi poi in tutto il resto del mondo, dove le caratteristiche geografiche dei paesi nordici non sono sempre facilmente replicabili, alla neve o allo specchio d’acqua si può preferire una bella doccia d’acqua fredda.

Ma quali sono i benefici della sauna Finlandese?

Come già detto, i trattamenti da vapore o da calore erano conosciuti anche nell’antica Grecia ed erano usati per riattivare e stimolare la circolazione sanguigna degli atleti impegnati nelle olimpiadi. Inoltre favorendo un abbondante sudorazione, la sauna finlandese aiuta l’organismo a depurarsi e a liberarsi delle tossine e dei metalli pesanti. Sono sufficienti appena quindici minuti di abbondante sudorazione in sauna per liberarsi dello stesso quantitativo di metalli pesanti che i reni filtrano in ventiquattrore. Muscoli e ossa ne beneficiano, in quanto i primi vengono facilitati nell’assorbimento dell’acido lattico, e le seconde vengono rinforzate grazie al risveglio metabolico che ottimizza i processi di calcificazione, cicatrizzazione, recupero da infortuni, traumi e distorsioni. Allevia i fastidi e i dolori di chi soffre di reumatismi o lombalgia.

La pelle poi è quella che ne beneficia di più, in quanto il calore dilata i pori, elimina lo strato di cellule morte, la fa distendere e la pulisce accuratamente in profondità. Inoltre ci sono anche degli ottimi effetti sulla cellulite andando ad incidere sulla ritenzione idrica. In ultimo, ma solo per brevità, rallenta il processo di invecchiamento grazie all’innescarsi di processi chimici interni che riduce l’azione dei radicali liberi. Nel corso del tempo, la tecnologia ha consentito però di sviluppare saune, che mantengono i benefici della sauna finlandese ma eliminano la sensazione dil caldo intenso, che può risultare insopportabile per molti. Si tratta della sauna ad infrarossi.

Le saune ad infrarossi hanno lo stesso aspetto della sauna finlandese, ma senza le pietre bollenti, che sono state sostituite da emettitori di raggi infrarossi che producono lo stesso effetto di sudorazione della sauna finlandese. Anzi, sembra che il corpo assorba una maggiore quantità di calore grazie ai raggi infrarossi, ma ad una temperatura esterna inferiore, circa 60°, e con minore umidità, quindi in un ambiente più secco. Chi l’ha provata sostiene che, essendo meno calda e meno umida della sauna finlandese, consente la permanenza all’interno anche per oltre mezzora e quindi di potersi rilassare più lungo. Inoltre, alcuni studi sembra abbiano dimostrato che la quantità di tossine e di sostanze dannose espulse è superiore di quella ottenuta con l’utilizzo della sauna tradizionale.

Incontinenza urinaria: cos’è e chi colpisce

Spesso può bastare uno sforzo davvero piccolo per causare la perdita di urina involontaria: una risata, un colpo di tosse, uno starnuto, ecc. Le persone che soffrono di incontinenza urinaria vivono un forte disagio ed imbarazzo, ma quando ciò accade occorre subito parlarne con il proprio medico per fare una diagnosi esatta.

Sono colpite di più le donne

Ad essere colpiti da incontinenza urinaria sono oltre 5 milioni di italiani, ma soprattutto le donne di tutte le età che soffrono di incontinenza da sforzo, che si manifesta quando si viene a creare un indebolimento della muscolatura del pavimento pelvico o dello sfintere uretrale, e basta uno sforzo minimo per scatenare la perdita di urina.
A colpire entrambi i sesso è l’incontinenza da urgenza, legata a una iperattività involontaria del detrusore, muscolo liscio vescicale. E’ frequente nelle persone anziane e scatena il desiderio impellente di urinare, seguito da perdita di urine,più volte al giorno e la notte.
Nell’uomo esiste la forma da rigurgito, che si verifica quando la vescica è troppo piena ed è causata spesso da un adenoma della prostata o da un tumore della prostata, che provocano un ostacolo a livello dell’uretra, impedendo il completo svuotamento della vescica. Uno dei prodotti migliori in commercio studiato per questo problema è Tena for Men.

Cause

Alcuni studi e ricerche sono arrivati alla conclusione che gravidanza e parto aumentino il rischio d’incontinenza urinaria. In tali casi, si verifica un indebolimento dei muscoli e dei legamenti del pavimento pelvico, che causa una condizione chiamata ipermobilità uretrale (l’uretra non si chiude correttamente). L’incontinenza urinaria interessa circa il 20-40% delle donne dopo il parto; il più delle volte è transitoria (scompare spontaneamente nel giro di un mese o poco più).
Può causare l’incontinenza anche il prolasso dell’utero, condizione che si verifica in circa la metà di tutte le donne che hanno partorito.

Menopausa

Durante la menopausa le donne possono soffrire di perdite di urina a causa della diminuzione dei livelli di estrogeni. Ingrossamento della ghiandola prostatica.
Gli uomini possono soffrire di incontinenza urinaria dopo i 40 anni. Uno dei motivi è il tumore alla prostata e alcuni trattamenti medici rivolti alla sua gestione sono associati al disturbo. La radioterapia, ad esempio, può danneggiare o indebolire i muscoli che controllano la minzione.
Sia nelle donne che negli uomini, l’avanzare dell’età provoca un generale indebolimento dei muscoli dello sfintere uretrale e una diminuzione della capacità della vescica.
Alcuni casi di incontinenza urinaria sono temporanei e sono causati dallo stile di vita: alcol, caffè, farmaci, qualsiasi liquido in quantità eccessive può causare una perdita del controllo della vescica. Nello specifico, per quanto riguarda i farmaci, si tratta di diuretici, estrogeni, benzodiazepine, antidepressivi e lassativi. Inoltre, alcune condizioni di salute sono associate al disturbo: diabete, ipertensione, problemi alla schiena, obesità e morbo di Alzheimer. La stitichezza e le infezioni del tratto urinario possono aumentare la necessità di urinare. Anche disturbi come la sclerosi multipla, la spina bifida, la malattia di Parkinson, l’ictus e le lesioni del midollo spinale possono interferire con la funzione nervosa della vescica.