I trattamenti d’urto per la celluli...

La cellulite è una delle patologie più odiate dalle donne e colpisce, soprattutto, pancia, cosce, braccia e glutei. I trattamenti per combattere quest...

Le origini dell’arte e della ...

L'Australia è un continente affascinante, ricchissimo di storia, di cultura e arte non convenzionale, e ogni anno migliaia di turisti provenienti da t...

L’ortodonzia in età adulta co...

Se vediamo il dentista come una figura professionale che può aiutare la nostra salute a mantenersi sana, efficiente e brillante, allora potremmo avere...

Sbiancare i denti: come facevano le...

Sbiancare i denti non è facile, ma oggi ci sono tantissimi prodotti per sbiancare i denti, in grado di migliorare l'aspetto dei denti. In passato, non...

I trattamenti d’urto per la cellulite

La cellulite è una delle patologie più odiate dalle donne e colpisce, soprattutto, pancia, cosce, braccia e glutei. I trattamenti per combattere questo inestetismo sono molteplici, ma non tutti risultano efficaci, per questo motivo, in alcuni casi, sarebbe ottimale utilizzare le strategie d’urto. I trattamenti d’urto (come spiegato in questo approfondimento: www.rimedicellulite.co/trattamenti) sono un rimedio contro la cellulite attraverso cui poter rassodare, snellire, drenare ed ossigenare la pelle che soffre di questa patologia.

Cosa sono e come funzionano i trattamenti d’urto anticellulite

I trattamenti d’urto consentono di trattare gli inestetismi in maniera veloce e mirata, creando un mix di azioni che vanno a lavorare direttamente sulla cellulite, ottenendo risultati eccellenti e talvolta duraturi, permettendo anche di eliminarla per sempre. Affinchè i risultati siano realmente visibili sul proprio corpo, è necessario che questi trattamenti vengano svolti in maniera costante e con determinazione. Vediamoli nel dettaglio:

  • Rassodante: una creazione di trattamenti che di norma vengono fatti nelle spa e racchiudono tutto ciò di ottimale per la cellulite. Si parte con uno scrub che elimina le tossine in eccesso e lavora direttamente sul primo strato di pelle; si continua con un bagno di sale di 30 minuti con aggiunta di oli essenziali alla lavanda e malva per poi terminare con un massaggio drenante effettuato da mani professioniste, che vanno direttamente a massaggiare dalla caviglia sino ai glutei, con pressioni differenti a seconda della parte del corpo da trattare
  • Rimodellante: in questo caso specifico si va a trattare la cellulite, andando direttamente a lavorare su esercizio fisico ed alimentazione. Un trattamento mirato che si svolge con attività fisica che viene scelta in base al tipo di fisico e allo stadio di cellulite presente nel proprio organismo. Successivamente viene preparata una base alimentare che serve a togliere quelli che sono gli ingredienti non idonei ed aggiungere quelli che vanno ad effettuare un’azione drenante e rimodellante. E’ un gioco di squadra tra un personal trainer professionale ed un nutrizionista, che in base al proprio fisico – peso ed obiettivo finale da raggiungere
  • Snellente: anche in questo caso è da prevedere un grande gioco di squadra tra un nutrizionista e un personal trainer, dando molta più importanza ad un’alimentazione di base che possa snellire il proprio corpo, eliminando la cellulite in eccesso e lavorando sulla forma fisica.

In alcuni casi, per questi trattamenti d’urto vengono utilizzati macchinari appositi, al fine di poter lavorare direttamente sulle zone che hanno cellulite in eccesso. Per questo motivo vengono effettuati nei centri specializzati, previo consulto dove si possono andare a mixare i vari procedimenti a seconda del soggetto.

Le origini dell’arte e della cultura aborigena australiana

L’Australia è un continente affascinante, ricchissimo di storia, di cultura e arte non convenzionale, e ogni anno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo lo scelgono per un viaggio indimenticabile, che può essere anche di studio o di lavoro. Tuttavia sono note le problematiche relative ai visti per l’Australia, notoriamente difficili da ottenere perché qui la normativa è molto più severa rispetto all’Italia. Sul sito www.australia-eta.com/es è possibile trovare tutte le informazioni utili per ottenere senza problemi il visto che fa al caso proprio.

Una volta arrivati in Australia, non si può non ammirare l’arte e la cultura aborigena australiana, le quali rappresentano la più antica cultura al mondo ancora esistente. Stando ad alcuni studi, infatti, esisterebbero in Australia da migliaia di anni: c’è chi parla addirittura di 50mila anni, mentre gli esperti si dicono assolutamente sicuri che non abbia meno di 40mila anni. La cultura aborigena si è sviluppata nelle infinite lande dell’Australia ben prima che gli europei approdassero per la prima volta in questo continente caratterizzato da una natura ancora in larga parte selvaggia e incontaminata. Il termine aborigeno deriva dal latino classico, dalla locuzione temporale ab origine, ovvero sin dalle origini. Se inizialmente, soprattutto nei Paesi anglosassoni, il termine veniva usato soprattutto per definire le popolazioni autoctone di un territorio, attualmente invece è norma universalmente condivisa che con aborigene si definiscano le etnie che abitano l’Australia da tempo immemore. I primi ritrovamenti di rudimenti di arte aborigena risalgono al 18.000 anni A.C. (è stato possibile risalire a questa datazione approssimativa grazie alla tecnica del carbon dating): si tratta di pitture rupestri che ritraggono figure non ben definite, che rappresenterebbero l’incarnazione dello spirito degli artisti locali.

Tra i valori fondanti dell’arte e della cultura degli aborigeni australiani vi è lo strettissimo legame con la terra e con il passato, il quale con il suo influsso regola i rapporti tra le famiglie, le azioni dei rappresentanti della società e qualsiasi decisione venga presa in seno a una comunità di uomini. Si tratta di legami simbiotici rafforzatisi nel corso dei millenni, quando la popolazione autoctona australiana assistette impotente agli stravolgimenti climatici che determinarono il distacco della Tasmania e della Nuova Guinea, sopravvivendo a essi; fu in seguito a questi eventi che l’Australia assunse la forma che ha ancora oggi. Quando nel continente giunsero i primi colonizzatori provenienti dalla Gran Bretagna, in Australia si contavano oltre duecentocinquanta clan aborigeni che parlavano un’infinità di lingue molto simili tra di loro e che vantavano legami sia di tipo territoriale che di tipo spirituale.

Del resto, nella cultura aborigena tradizionale, i due concetti sono strettamente legati. La spiritualità infatti risiede nella terra, che è origine e soluzione di tutto. Anche concetti come l’identità e società passano attraverso la terra natale, la quale conferisce un senso a ogni cosa e che consente agli uomini di vive e prosperare offrendo loro cibo e sostentamento. La culla della cultura e dell’arte aborigena australiana è il Northern Territory: chi visita il continente, anche solo per una vacanza, non può esimersi dal visitarne i luoghi quasi magici, dove ogni elemento della natura – sia esso una roccia, una scogliera, un albero o un billabong – assume per i nativi significati ben precisi. Il simbolo più conosciuto dell’arte aborigena è senza dubbio il monolito, un blocco di pietra dura che viene investito da una forte idea di spiritualità. Molto apprezzata, infatti, è la cosiddetta rock art, ovvero l’arte ha come soggetto principale la pietra, e l’arte rupestre che nei secoli è sempre stata anche una forma di comunicazione tra le varie tribù. Proprio attraverso l’arte rupestre, i nativi si scambiavano informazioni e indicazioni in merito alla confermazione del territorio, e non solo rari i musei all’aperto dove è possibile ammirarne i reperti.

L’ortodonzia in età adulta come beneficio per l’intero corpo

Se vediamo il dentista come una figura professionale che può aiutare la nostra salute a mantenersi sana, efficiente e brillante, allora potremmo avere addirittura entusiasmo quando dobbiamo fissare un appuntamento presso il suo studio. Questa infatti è la vera funzione del dentista: non quella di farci spendere denaro inutilmente, ma quella di farci investire sulla nostra stessa salute e sul nostro sorriso.

L’importanza di avere denti sani

I cibi consumati, le bevande, l’aria respirata, i gas derivanti dall’apparato digerente, sono tutte fonti di possibili problemi a denti e gengive. Per questo motivo prevedere dei controlli da svolgersi a distanza di intervalli prestabiliti è senza dubbio il modo migliore per mantenere monitorata la salute della nostra bocca.
Pensare ad un’igiene dentale da sostenere una volta all’anno è solo un esempio di come si potrebbe agevolare la buona salute della bocca, così come anticipare, mediante una piccola otturazione, l’espandersi di una carie.
I denti sono importanti sia sotto l’aspetto funzionale (masticazione) che estetico (sorriso): quest’ultimo è diventato un vero e proprio mezzo di comunicazione, soprattutto per coloro i quali sono a contatto con clienti e fornitori in ambito lavorativo.
Mantenere una dentatura sana e un sorriso splendente aiuta a creare autostima e un’immagine della persona che rappresenta di fatto un ”biglietto da visita” importante.

L’ortodonzia per adulti

L’ortodonzia per adulti assume particolare importanza se si pensa che la dentatura ha grandi influenze sull’intera corporatura. Ci sono atleti che dopo diversi infortuni articolari hanno capito che il problema risiedeva proprio nella masticazione, la quale può portare ad ulteriori problematiche come emicrania, problemi posturali, dolori alla schiena e alla cervicale. In tale contesto un adulto dovrà sottoporsi maggiormente a controlli da parte di studi dentistici specializzati in materia, come lo è la Clinica Favero.
Denti non allineati causano conseguenze gravi anche in fase di igiene orale, la quale non avviene nella maniera più corretta possibile, portando in tempi più o meno lunghi alla formazione di diversi problemi, fino anche alla perdita definitiva del dente.
Rivolgersi ad un team attrezzato e professionale, dotato di innovazione ed esperienza, può agevolare l’igiene orale e la salute in generale.
Non c’è un trattamento univoco in grado di risolvere un determinato problema: in questo caso un dentista varrebbe l’altro. La realtà è ben diversa e proprio perchè non vi è la possibilità di stabilire una cura unica e standardizzata, è l’esperienza e la professionalità del dottore che fanno la differenza, individuando in breve tempo la presenza di un problema e anticipando la soluzione.
Questa viene contestualizzata a seconda della persona, delle caratteristiche fisiche e della sua ”geometria dentale”, in seguito a diversi esami svolti anche con l’ausilio di macchinari tecnologici avanzati e tecniche innovative di intervento.

Problemi da risolvere con l’ortodonzia

La valutazione ortodontica, considerando le arcate dentali, può comportare esiti che vanno ad inficiare diverse parti del corpo, rendendo necessario un sicuro approfondimento ortopedico.
Al di là delle considerazioni puramente estetiche che renderebbero il viso meno armonico nelle proporzioni e di conseguenza un sorriso meno ”incisivo”, a risentire degli effetti negativi dovuti a malocclusioni sono muscoli e strutture ossee articolari.
Convivere con mandibole non perfettamente allineate porta a dolori alla schiena, cefalee, dolori alla struttura mandibolare, dolori cervicali, instabilità. Anche se potrebbe apparire curioso, la verità è che lavorando male i muscoli facciali creano uno squilibrio anche a livello osseo, costringendo gli altri muscoli a sopperire con movimenti innaturali che causano posture errate e dolori.
Recarsi da un dentista per un controllo periodico potrebbe significare anticipare gli effetti negativi e risolverli in anteprima, dato che la sua professionalità ed esperienza contribuiscono a cogliere sul nascere le problematiche derivanti da difetti di masticazione e di allineamento dentale.

Un sorriso smagliante

Un sorriso è bello se viene effettuato mostrando una bella dentatura, equilibrata, pulita, all’interno di un viso armonico. Tutto ciò è possibile ritrovarlo solo all’interno di un percorso che prevede periodici visite di controllo con attività di routine, come ad esempio l’igiene dentale, un trattamento sbiancante se necessario, una pulizia completa.
Il proprio sorriso è una buona arma da sfoderare nei momenti di tensione, di relax, di gioia, di affari e può aiutare davvero a stemperare situazioni difficili. Deve però essere idoneo al caso e il dentista professionista, in questo, diventa il primo alleato. Viste le influenza della dentatura sul resto del corpo è possibile paradossalmente affermare che un ottimo sorriso è probabile indica di buona salute, non solo della bocca, ma dell’intero fisico.

Sbiancare i denti: come facevano le nostre nonne?

Sbiancare i denti non è facile, ma oggi ci sono tantissimi prodotti per sbiancare i denti, in grado di migliorare l’aspetto dei denti. In passato, non era così. Le nostre nonne, però, avevano trovato altri metodi per ottenere denti bianchi e perfetti. Si tratta di gesti semplici e veloci, da usare nelle emergenze.

Il modo più semplice e più diffuso è usare il bicarbonato. Questo è un prodotto già conosciuto dal 1600. Le nostre nonne non lo usavano solo per sbiancare i denti, ma anche per rendere la pelle più liscia e allontanare le imperfezioni e i rossori. In più, in caso di raffreddore, o semplicemente per migliorare la digestione, il bicarbonato era consigliato come primo rimedio.

Per avere denti più bianchi, devi prendere un cucchiaio di bicarbonato e mischiarlo con pochissima acqua in un bicchiere. Ora, ti basta usare una quantità minima di questa soluzione sullo spazzolino e strofinare bene i denti. In questo modo, il bicarbonato agisce al posto del dentifricio e ti fa ottenere denti sani e bianchissimi. La soluzione può essere usata tutti i giorni e non solo come manovra di emergenza.

Molti dentifrici hanno già il bicarbonato al loro interno, anche se in minima concentrazione: si tratta dei prodotti sbiancanti ora sul mercato.

Il consiglio è di usare il bicarbonato alternando l’uso con quello del dentifricio tradizionale. Alla fine, per una bocca più sana e pulita, è necessario completare con il colluttorio. Il sistema è sicuro e collaudato.

Permette di evitare anche prodotti che lasciano il tempo che trovano: gli sbiancanti, infatti, spesso colorano semplicemente di bianco i denti, lasciando i problemi nascosti, ma non risolti. Il bicarbonato, invece, stimola il bianco naturale dei denti e ti permette di perdere diverse gradazioni nel tempo. Insomma, se ami il fai da te e hai già il bicarbonato in cucina, per il benessere dei tuoi denti vale la pena di usarlo almeno una volta al giorno, in sostituzione al normale dentifricio.

Non ti resta che provare questo rimedio della nonna e tenere a portata il bicarbonato anche in caso di dermatite e di problemi digestivi.

Se hai delle allergie al bicarbonato, il consiglio è di non usarlo: si tratta dell’unica controindicazione, dovuta al fatto che solo negli ultimi tempi sono aumentati i casi di intolleranze e di allergie su particolari alimenti.

Sbiancare i denti, quindi, è solo una questione di bicarbonato e di abitudine. Ricorda di non mettere troppa acqua quando diluisci il bicarbonato e di creare solo la soluzione sufficiente per lavare bene i denti: non potrai conservarla dopo. Prova l’effetto del bicarbonato sui tuoi denti e noterai subito la differenza sul colore dello smalto. Ricorda di fare regolarmente visita al dentista, per risolvere qualsiasi problema dei denti.

Abbigliamento biologico: ecco perché sceglierlo

I settori merceologici che si stanno adeguando ai requisiti si sostenibilità e ecologicità richiesti da un pubblico sempre più attento al proprio impatto sull’ambiente, sono sempre di . Cibo, trasporti, prodotti cosmetici, alberghi ed ora anche vestiario. L’azienda AlgoNatural che si occupa di abbigliamento biologico per bambini ed adulti ci spiegherà tutti i buoni motivi per passare alla moda al naturale.

Scegliere l’abbigliamento biologico significa mettersi addosso capi realizzati attraverso materiali e procedure rispettose dell’ambiente e dell’econsistema naturale. La maggior parte dei tessuti che indossiamo, specie quelli in cotone vengono realizzati attraverso lo sfruttamento di coltivazioni intensive in cui viene fatto larghissimo uso di pesticidi e sostanze chimiche. L’abbigliamento biologico invece ci permette di rispettare l’ambiente e contemporaneamente indossare un tessuto “salubre” e delicato sulla nostra pelle. Questo come capite, è particolarmente interessante se pensiamo alla delicata pelle dei più piccoli. L’abbigliamento naturale è inoltre altamente traspirante e a livello di design non ha nulla da invidiare alle produzioni “di massa”.

Quando si parla di fibre naturali per l’abbigliamento biologico parliamo di cotone organico, canapa, bamboo e pura lana vergine. L’ecologicità di questi materiali è garantita da un severo sistema di certificazioni internazionali, tra le quali la più conosciuta forse è la certificazione GOTS che garantisce l’ecologicità del cotone naturale.

Non solo fibre vegetali

Nel mondo dell’abbigliamento biologico, oltre ai capi in fibre naturali rientrano anche quei prodotti ottenuti da un attento e tecnologico processo di riciclo di materiali inerti. Negli ultimi anni per esempio stanno avendo un certo successo i capi ottenuti dal riciclo delle bottiglie di plastica recuperate dalla superficie degli oceani. Lo sapete che il “tappeto” di bottiglie che galleggia nell’oceano atlantico è di fatto considerato il sesto continente?

Maggiore resistenza

In un mondo di obsolescenza programmata anche il vestiario sembra fatto per avere una scadenza. L’abbigliamento biologico invece, grazie all’utilizzo di fibre altamente naturali, è estremamente resistente e grazie ad una produzione non massiva si rivela molto più rifinito dei capi prodotti in serie.

Biologico = etico

Qualcuno di voi si ricorderà della tragedia del Rana Plaza in cui morirono oltre 1000 persone. Un edificio fatiscente in cui migliaia di operai sotto pagati lavoravano in condizioni precarie per produrre i capi riconducibili a marchi come C&A, Benetton e Disney. Un evento tragico come quello del Rana Plaza ha posto l’attenzione sui “costi umani” della moda low cost. L’abbigliamento biologico per contro si propone l’obiettivo di garantire condizioni di lavoro e salari etici a tutti i lavoratori coinvolti nella produzione dei capi, dalla coltivazione delle materie prime fino al confezionamento del prodotto finito.

Estrazione dei denti del giudizio, rischi e sintomi

L’estrazione dei denti del giudizio è ormai considerata un’operazione di routine, questo però non vuol dire che sia un’operazione poco rischiosa, anzi, è una delle operazioni con più lunga convalescenza.

I denti del giudizio, deovono il loro nome al fatto che spuntano, generalmente, in tarda età. Si inizia a parlare di eruzione dei denti del giudizio tra i 20 e i 40 anni, per questo motivo spesso rischiano di compromettere l’architettura dentale, ormai stabile, e necessitano di essere estratti.

Per i più fortunati, invece, può capitare che questi ultimi denti non si presentino proprio, rimanendo per sempre inglobati nella gengiva.

Perchè vanno estratti

Ci sono diversi casi in cui è necessaria l’estrazione dei denti del giudizio o di uno solo dei quattro.

Andiamo a vedere quali sono:

  • Asse di crescita storto, ovvero quando il dente nasce per orizzontale o per obliquo. In questo caso, è consigliabile un’estrazione piuttosto che untentativo di correzione
  • Carie: a causa della loro posizione arretrata, i denti del giudizio sono i più difficili da pulire quindi sono soggetti a gravi casi di carie, che possono compromettere anche i nervi o denti vicini.

In questo caso si consiglia u’estrazione immediata

  • Quando si sta per mettere l’apparecchio, se è necessario recuperare dello spazio

Ovviamente, l’estrazione è veramente neccessario solamente all’estremo di questi casi, altrimenti basta tenere la disfunzione sotto controllo.

Rischi d’estrazione e sintomi post operazione

Anche se ormai, viene considerata un’operazione piuttosto semplice, l’estrazione dei denti del giudizio porta con se i suoi rischi, che non sono da poco.

Quello più comune è la perdita di sensibilità del nervo alveolare, causata dall’anesetesia locale. Questa dinamica, chiamata parestesia, potrebbe risultare molto antipaca, sebbene, per fortuna, non sia delle più frequenti. Infatti non solo si rischia di perdere la percezione del sapore, ma anche delle involontarie perdite di saliva.

Per quanto riguarda i sintomi post operazione, i più generali sono dei fastidiosi accessi, con conseguente gonfiore delle guance e un forte dolore alle gengive.

Questi sintomi si curano tramite sciacqui con acqua ossigenata e disinfettante per evitare pus e infezioni di vario genere.

Per i primi tempi, inotre, è del tutto sconsigliato mangiare cibi difficili da masticare, piccanti o troppo speziati.

Sono dannosi per la salute i gel per ricostruire le unghie?

Negli ultimi anni il gel per la ricostruzione delle unghie и diventato davvero molto popolare, arrivando a essere, oggi, probabilmente uno dei trattamenti di nail art piщ richiesti in assoluto. Proprio per questo, quindi, и molto importante capire se sia dannoso o meno per la nostra salute. Se и vero, infatti, che una manicure curata e adatta a ogni circostanza и un passepartout essenziale sia nel lavoro che nella vita privata, d’altro canto, и fondamentale essere sicuri che si tratti di prodotti non nocivi e certificati. Capiamo, quindi, se il gel per la ricostruzione delle unghie puт avere degli effetti collaterali e in quali casi.

Innanzitutto c’и da dire che il gel se utilizzato troppo a lungo puт causare delle reazioni, le unghie e la pelle, infatti, possono sensibilizzarsi a questo prodotto e ai suoi componenti. Per questo, per non correre inutili rischi per la nostra salute, sarа bene scegliere sempre prodotti al top presenti sul mercato, che non contengano sostanze “proibite” o comunque dannose per noi. Attenzione anche a come viene rimosso il gel, perchй spesso и la fresatura e non il prodotto stesso a danneggiare l’unghia. Ogni quattro mesi, poi, sarа meglio fare una pausa dalla ricostruzione, cosм da permettere all’unghia naturale di “respirare” un pт. Il gel per la ricostruzione potrebbe, infatti, indebolire le unghie giа tendenzialmente fragili che si sfaldano con facilitа.

Consigli per la cura delle unghie

Occhio anche agli ingredienti che sono contenuti nel gel per la ricostruzione, i piщ moderni sono privi di siliconi e componenti tossici e per questo quando parliamo di prodotti di alta qualitа i rischi per la nostra salute sono pressochй inesistenti. Al contrario, spesso, la ricostruzione и consigliata a chi soffre di onicomicosi o onicofagia, perchй lo strato artificiale sopra l’unghia la protegge in modo sicuro da rotture e dall’istinto di mangiarla. Un altro consiglio importante и di idratare l’unghia con trattamenti ad hoc nel periodo di sospensione dalla ricostruzione in gel.

Tra i numerosi vantaggi della ricostruzione in gel, troviamo in primis la manicure pressochй perfetta per almeno tre settimane, una maggiore resistenza che viene data proprio alle unghie naturali e la pochissima manutenzione che occorre per conservarla fino al nuovo trattamento.

Concludendo non si puт dire, onestamente, con assoluta certezza se il gel faccia male o meno, anzi, al contrario, spesso и piщ problematico il modo in cui si lavora l’unghia per la ricostruzione che il prodotto stesso. La cosa piщ importante и vedere sempre come reagiscono le unghie, se si indeboliscono, se invece il gel (come puт capitare spesso) riesce a proteggerle maggiormente da rotture e sfaldamenti e rivolgersi sempre ai professionisti del settore.

Bioetanolo: quali sono le differenze con l’alcol etilico?

Conoscendo le caratteristiche dei camini a bioetanolo, ci si chiede perché non sia possibile utilizzare del comune alcol etilico come combustibile per alimentare stufe o camini.

Per rispondere a questa curiosità, bisogna sapere che l’etanolo è un liquido utilizzato come base di tutte le bevande alcoliche, dal gusto dolce ma bruciante, è incolore ed ha un odore pungente.

L’alcol etilico viene sottoposto ad un processo di denaturazione, presentando infine una composizione del 2% di sostanze denaturanti che lo rendono inadatto all’uso alimentare.
Il prezzo di questo tipo di alcol è inferiore rispetto a quello dell’alcol destinato ad un utilizzo alimentare, ad esempio, in quanto viene sottoposta ad una tassa per limitarne l’abuso.

Infatti, a seconda della tipologia del processo di denaturazione, l’alcol etilico presenta una resa energetica inferiore o maggiore con differenze notevoli nella colorazione della fiamma e nello sprigionamento di odori, spesso sgradevoli dovuti alla combustione di metiletilchetone e tiofene, ad esempio.

Bisogna inoltre aggiungere che l’etanolo è tossico sull’organismo umano.

Il bioetanolo, invece, è un etanolo che deriva da canne da zucchero, da cellulose, da cereali o da piante. Si tratta, dunque, di un eco-combustibile che permette di riscaldare la propria casa in modo green e sicuro per la salute, senza rilasciare sostanze nocive o tossiche.

La differenza tra i due tipi di alcol è dunque abissale e non ci si può sbagliare: acquista dunque il giusto combustibile per il tuo biocamino!

Interventi dentali, quali le anestesie praticate

Nel corso degli anni, ad un individuo può capitare di dover far ricorso ad uno studio dentistico a Roma o di qualsiasi altra località, in caso di problemi ai denti o al cavo orale. Infatti, un’alimentazione non corretta o fatta di molti zuccheri, uno sviluppo irregolare dell’apparato dentale o un’errata igiene orale sono tutte cause che possono portare ad un intervento obbligato da parte del dentista. Tuttavia, vi possono essere persone che hanno timore di questi, in quanto temono di sentire eccessivo dolore durante un eventuale intervento dentale, oppure alcuni addirittura hanno acquisito, a causa di precedenti esperienza negative, una sorta di fobia verso questa figura. Al giorno d’oggi, proprio per far fronte a tali situazioni, vengono utilizzati diversi tipi di anestesia, che permettono al paziente di non sentire dolore durante un intervento e al dentista di intervenire senza problemi.

Perfrigerazione e anestesie locali

Perfrigerazione: consiste nel raffreddamento della parte che si intende far diventare insensibile, grazie a delle sostanze, come il cloruro di etile, che, evaporando, fanno ridurre la temperatura dei tessuti verso cui sono indirizzate. Questa tecnica si utilizza in genere per interventi di breve durata e su tessuti molli; – Anestesia topica: è l’applicazione di una sostanza anestetica, come ad esempio la lidocaina, che rende la mucosa orale meno sensibile. Si utilizza, sotto forma di spray o gel liquido, come sostanza sedativa per rendere meno dolorosa l’iniezione anestetica vera e propria; – Anestesia locale plessica: consiste nel somministrare un anestetico nei pressi del dente su cui si deve operare, al di sotto della mucosa orale. Di solito, si usa per i denti superiori della bocca, maggiormente permeabili alla sostanza, per renderne i nervi meno sensibili; – Anestesia locale tronculare: simile alla tecnica precedente, tuttavia questa si utilizza per aree particolari, attraversate da nervi che rendono sensibili ampie zone della bocca, tra cui vari denti e tessuti molli. Spesso si usa per i denti inferiori, meno permeabili ad anestesie di tipo plessico; – Anestesia intraligamentosa: consiste nell’iniettare l’anestetico in un legamento parodontale in maniera diretta e attraverso particolari siringhe. Questa tecnica, adoperata per estrazioni semplici, offre il vantaggio di essere precisa (infatti anestetizza solo un dente), tuttavia può provocare qualche fastidio;

Sedazione cosciente e anestesia totale

Sedazione cosciente: pratica consistente nell’uso di un gas (protossido di azoto) che riduce l’ansia ed incrementa la soglia del dolore nel paziente. Abbinata ad un’anestesia totale, viene utilizzata di solito con soggetti altamente problematici e per interventi di lunga durata e complessità, in cui il dentista deve operare con assoluta tranquillità e precisione; – Anestesia totale: utilizzata in ambienti ospedalieri e per interventi altamente complessi, necessita dell’assistenza dell’anestesista e di diverse attrezzature per il controllo delle funzioni fondamentali del paziente.

Il caffè fa bene alla salute

Il caffè rientra sicuramente nella lista delle bevande più consumate al mondo, che si tratti di caffè amaro, allungato con l’aggiunta di latte, caffè corretto, caffè americano o caffè ristretto. L’utilizzo del caffè è diventato ormai quotidiano, un rito al mattino durante la prima colazione, persino come spezza-fame mattutino, assunto più volte nel pomeriggio in alcune circostanze, per completare il ciclo alla sera, in seguito all’ultimo pasto della giornata. Ma bere il caffè fa bene alla salute? Sicuramente un regola che vale per tutti gli alimenti è quella di non eccedere mai con nessuna delle sostanze in grado di arrecare danni, a lungo andare, al proprio organismo.

Un ricerca scientifica, testata e confermata, ha analizzato i presunti danni di questo “non alimento” rivelando i possibili effetti collaterali di un uso costante di caffè. I sostenitori della bevanda tuttavia attribuiscono al caffè una serie di effetti benefici, tra cui:

  • Uno stato di veglia in grado di ridurre sonno e stanchezza.
  • Stimolazione mentale.
  • Stimolazione del miocardio nella sua funzione contrattile con conseguente aumento della gittata cardiaca.
  • Azione diuretica.
  • Stimolazione della secrezione gastrica.
  • Stimolazione del sistema nervoso centrale.
  • Azione ritardante della fatica muscolare durante l’attività sportiva.

In alcuni rari casi è possibile che il caffè, consumato in eccesso e in modo costante, sia responsabile di tutta una serie di problematiche per la salute dell’organismo.

EFFETTI COLLATERALI DEL CAFFE’ E DOSI GIORNALIERE CONSIGLIATE

Non tutti sanno che, oltre al contenuto della caffeina, la bevanda è in grado di contenere anche una serie di tossine generalmente ignorate. Il caffè in sé non possiede inoltre niente di “alimentare”, limitandosi ad essere una tipica lavorazione industriale. Una tazzina di caffè contiene circa 2 calorie, contenenti oltre 200 sostanze tossiche, spesso o del tutto ignorate dai consumatori abituali tra cui: teofillina e teobromina, betamina e tannino.

La caffeina contenuta al suo interno, anche in piccole dosi, può rappresentare una fonte di disturbi per i soggetti cardiopatici, ai soggetti nevrotici, a quelli che soffrono di affaticamento muscolare, ai soggetti arteriosclerotici e a quelli che soffrono di patologie renali. La caffeina può nuocere anche in caso di ulcere, gastriti, colite, stipsi, alle donne in stato di gravidanza. La sensazione dell’energia rilasciata dalla sostanza è in realtà una “falsa energia” che richiede uno sforzo fisico maggiore, dimostrato anche da ampie ricerche condotte sugli animali e sulle piante. I tannini presenti all’interno del caffè possono inoltre provocare ritardi nello sviluppo della crescita, inibendo diverse interazioni metaboliche, aumentando la secrezione gastrica.

Ogni qualvolta che consumiamo del caffè introduciamo quindi delle sostanze potenzialmente tossiche, generalmente superiori alle quantità di tossine contenute in un frutto tossico ma non letale.

La quantità di caffeina da non superare, al fine di escludere i potenziali effetti tossici per l’organismo, è di 300 mg giornalieri per i soggetti adulti, mentre ai bambini viene fortemente sconsigliata l’assunzione di tale bevanda, con un limite di caffeina massimo intorno ai 100 mg. Il limite dei valori della caffeina possono essere raggiunti anche bevendo 10 lattine di Coca Cola, contenente la sostanza, oppure 8 tazze di cioccolata calda.